Uno dei più grossi errori della scuola primaria e secondaria del nostro Paese, perpetrato con stolida pervicacia nell’ultimo secolo e mai emendato da nessun ministero dell’istruzione, è non dare adeguato spazio allo studio di “Don Chisciotte della Mancha”, il capolavoro di Miguel de Cervantes. Emblema della poca importanza che la letteratura spagnola ha dalle nostre parti, vista quasi come un esotismo rispetto ai cugini francesi e tedeschi che invece robustamente compariamo in tutti i cicli di studio, le avventura dell’hidalgo più celebre della carta stampata vengono al massimo recepite come uno splendido unicum di comicità e dramma storico ma difficile da recepire per un pubblico digiuno di cavalleria e matti erranti per le terre iberiche. Come se fosse un carattere marcatamente fin troppo spagnolo, “il cavaliere dalla triste figura” – il bellissimo pseudonimo con cui è conosciuto dopo una delle tante mazzate prese che gli lascia segni sul viso – invece gode in tutto il mondo di una fama immortale e tanti sono stati gli artisti, da Dalì a Picasso per citare i più celebri, che l’hanno messo al centro del proprio lavoro. Anche gli scrittori si sono spesso divertiti nell’immaginare altre peripezie di Don Chisciotte – a partire proprio dal primo, famoso e spudorato emulo Avellaneda, che costrinse Cervantes a ritornare sulla sua opera con una seconda parte che desse una degna fine al suo personaggio –, facilitati dalla natura picaresca dell’opera originale che ben si presta all’episodicità. Tra tutti questi seguaci dell’opera di Cervantes segnaliamo il bellissimo “I capitoli dimenticati di Cervantes”, di Juan Montalvo pubblicato da Arcadia nella collana Xaimaca e tradotto in maniera ottimale da Riccardo Ferrazzi e Marino Magliani che riescono ad ottimizzare la lettura della fluviale scrittura dell’autore ecuadoriano lasciando intatti, quando possibile, i continui giochi di parole basati su proverbi e allusioni. Ecco, bisogna proprio partire dallo stile di Montalvo per arrivare alla comprensione di un’operazione come questa, molto ottocentesca nella misura in cui si approccia al nume tutelare Miguel de Cervantes ma allo stesso tempo molto più moderna nel modo di intercettare con estrema sagacia e profondo studio gli stilemi dell’originale per piegarli alla propria poetica. Basti leggere l’enorme prologo La traccia – occupa ben 95 pagine sulle 439 di lettura! -, per rendersi conto di come l’autore voglia fare de I capitoli dimenticati di Cervantes senza ombra di dubbio il migliore seguito delle avventure del vecchio cavaliere grazie alla sua comprensione di Don Chisciotte, del contesto per cui è stato scritto e pensato, della sua ricezione e soprattutto della profonda moralità che lo contraddistingue. Ecco che in questa introduzione straordinaria, meritevole già essa di pubblicazione e di oggetto di studio, la “barbara” modestia di uno scrittore situato ai confini del mondo (quando ancora la letteratura sudamericana non era diventata un genere a sé stante buono da riempire l’omonimo scaffale di Feltrinelli e Mondadori) cerca di ottenere l’autorevolezza necessaria con questa prima parte che diventa subito un saggio pieno di barocchismi, riferimenti culturali alti, motivazioni ideologiche di limpido valore e demolizione dei propri passati rivali. La lunga cronistoria dell’impareggiabile lignaggio letterario del “Don Chisciotte della Mancha”, il suo inquadramento nelle arti europee e, per converso, il basso livello dei suoi emuli è il lasciapassare che con ammirevole foga Juan Montalvo si fabbrica per entrare, fosse anche solo per raggomitolarsi in un angolino dell’ingresso, nel maestoso palazzo verbale creato dal suo geniale maestro. Ma, per citare un autore la cui tempra d’uomo sicuramente sarebbe piaciuta all’autore ecuadoriano, fu vera gloria per il suo I capitoli dimenticati di Cervantes? Lo fu: nella pagine del libro torna con immutato affetto la figura del vegliardo attuatore dei dogmi di cavalleria, innamorato della sua impareggiabile Dulcinea del Toboso (in realtà un’umile contadina) e sempre alla ricerca di grandi gesta che possano conferirgli lo status eroico che gli spetta per merito. Torna anche il logorroico scudiero Sancho Panza, con la sua caterva di proverbi spagnoli incredibili per argutezza filosofica e popolana scaltrezza, torna (purtroppo un po’ meno) il fido Ronzinante, il cavallo che è forse il vero motore dell’incessante azione dell’originale, tornano le sonore legnate che Don Chisciotte riceve come pegno al fallimento di gran parte delle sue avventure. Si aggiungono fantasmi che non lo sono, donne liberate da mariti oppressivi, tornei di cavalleria dall’esito nefasto e perfino un falso Don Chisciotte che si scontrerà con quello vero in un duello chiaramente metaletterario ma di onesta inventiva. Miguel de Cervantes questi capitoli dimenticati li avrebbe sicuramente inseriti a ragione nel suo capolavoro. Juan Montalvo è stata la personalità più singolare e attraente della storia letteraria ecuadoriana. Il suo nome acquistò prestigio internazionale dopo la metà del XIX secolo, a partire dalla comparsa della sua prima opera, El Cosmopolita. Avversario di qualsiasi tipo di dittatura, si dedicò allo studio della Grammatica latina, della Filosofia e del Diritto. Ammiratore di Socrate, Giulio Cesare, Cicerone, Miguel de Cervantes, Michel de Montaigne, Montesquieu e Lord Byron, acquisì in modo autodidatta la conoscenza della grammatica spagnola e s’interessò di storia, letteratura e filosofia greca. Viaggiò a lungo e visitò, tra gli altri, Francia, Italia, Spagna, Panama e Perù. Fece esperienza come collaboratore della rivista “El Iris”, come redattore di “El Cosmopolita” e creatore di opere come El bárbaro de América en los pueblos civilizados de Europa, El libro de las pasiones, De las virtudes y los vicios, El último de los tiranos, El Regenerador ed El Espectador. Morì di pleurite il 17 gennaio 1889 a Parigi. Il 12 luglio dello stesso anno il suo corpo fu rimpatriato ad Ambato, sua città natale, dove fu imbalsamato e sepolto.
Mario Turco
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Irune dalle 5 alle 7. Durante la lettura del Gli Ultimi romantici – romanzo di Txani Rodríguez che le è valso il Premio Euskadi de Literatura 2021 (sezione in castigliano), ora abilmente tradotto da Alessandro Gianetti per la collana Xaimaca di Arkadia – mi ha accompagnato, per lunghi tratti, l’eco del film Cléo dalle 5 alle 7 (1962) di Agnés Varda. Sia su Irune che su Cléo, infatti, pende la spada di Damocle di un responso medico; inoltre, le loro vicende personali si intrecciano, in modo più o meno evidente, con alcuni fatti storici di più ampia portata: la guerra d’Algeria nel film di Varda, la delocalizzazione di uno stabilimento industriale per la produzione della carta nel romanzo di Rodríguez. Dove lo stile di Varda – all’epoca esponente di spicco della Nouvelle Vague, per quanto spesso ricordata in second’ordine rispetto ad altri cineasti – è giocoso, imprevedibile e spesso mette a nudo i limiti del personaggio borghese di Cléo, la scrittura di Rodríguez è più cupa e malinconica, inserendosi in un contesto proletario che appare per lungo tempo senza possibili sbocchi.
A ragione di questo, si potrebbero allora evocare I lunedì al telefono, perché, in effetti, il romanzo di Rodríguez potrebbe ricordare più da vicino I lunedì al sole, pluripremiato film del 2002 di Fernando León de Aranoa con la partecipazione di Javier Bardem. Nei Lunedì al sole si ripercorre, con un’atmosfera di fondo paragonabile a quella di Rodríguez, la disfatta e il trauma della deindustrializzazione nei cantieri navali di Vigo, quasi a precorrere – non solo storicamente, ma anche dal punto di vista delle logiche economiche dominanti, nel capitalismo del ventunesimo secolo – la delocalizzazione priva di ragioni economiche fondate che colpisce la fabbrica basca dove lavora Irune (così come molte altre realtà, al di fuori della narrazione cinematografica o letteraria).
E altri ancora potrebbero essere gli echi attivati da questa scrittura, dove, ad esempio, una classica fantasia letteraria e cinematografica come quella del viaggio in treno ha un ruolo preponderante. Allo stesso tempo, però, sembra opportuno sottolineare come la scrittura di Txani Rodríguez rimanga assai cruda e asciutta in ogni suo momento, anche quando ci fa entrare nel disastrato mondo interiore di Irune. D’altronde, questo è uno dei grandi meriti della “scrittura (della) working class”, ossia la sua adesione diretta a una certa struttura e, al tempo stesso, a vari fenomeni che, in un’altra epoca, si sarebbero più comodamente definiti come “sovrastrutturali”.
Così, ad esempio, il lavoro di Irune in una fabbrica di carta porta l’attenzione su una produzione i cui costi sono oggi saliti alle stelle, affliggendo tanto la produzione di carta igienica raccontata nel romanzo (come corrispettivo diretto e brutale di un “lavoro di m.”, e cioè largamente sfruttato e vilipeso), quanto quella editoriale. Per restare aderenti alla lettura dell’opera, poi, la descrizione più realistica e ridotta all’osso di una vita di condominio in un quartiere operaio, o ex-operaio, quando viene condotta con la maestria stilistica di un’autrice come Txani Rodríguez, può senz’altro suscitare fecondi legami e connessioni con altre opere che, magari, con le categorie della narrativa working class hanno superficialmente poco, o pochissimo, a che fare.
In fondo, è il titolo stesso del romanzo che inneggia agli “ultimi romantici”: sottintende, cioè, un legame con il passato (della protagonista, così come delle lotte delle lavoratrici e dei lavoratori) che oggi potrebbe anche essere idealizzato – cosa che, naturalmente, Rodríguez si guarda bene dal fare – mentre la sua realtà viene costantemente attaccata e annichilita. Una dialettica che permette, alla fine, di trovare un’esile, ambigua, eppure fortissima ragione residuale di sintesi e di speranza nelle ultime righe del romanzo.
C’è un momento del libro che si può forse considerare esemplare per questa che, più che una dialettica del tutto formata – Gli ultimi romantici, del resto, non è un romanzo a tesi – è una Stimmung, e cioè quando Irune ricorda i momenti trascorsi, in gioventù, in un locale che era al tempo stesso luogo di ozio e grandi aspirazioni giovanili e primo segno di quella gentrificazione che avrebbe sostituito il tessuto economico precedente: «Su quelle terrazze si parlava molto della coscienza di classe, poi restavamo come sospesi a fissare l’orizzonte. Disorientati, vagavamo avanti e indietro citando Marx e Adorno, colpiti ed esaltati in egual misura».
Il romanzo di Txani Rodríguez ci spinge a guardare ancora verso quell’orizzonte, e magari con più forza di prima.
Lorenzo Mari
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Chi di noi non ha sognato almeno una volta nella vita di essere un cavaliere errante? Di attraversare paesaggi deserti, di scontrarsi con esseri fatati o demoni, di combattere in difesa dei deboli per far prevalere la giustizia e l’amore? E chi non ha fantasticato di avere possedimenti, ricchezze e beni da poter dispensare in cambio di favori e di un servitore fedele?
Chi non ha elucubrato sulla figura di don Chisciotte della Mancia? L’iconografia del cavaliere magro e alto, seguito dall’inseparabile e saggio scudiero Sancho Panza, è diventata rappresentativa della lotta contro le ingiustizie universali.
Con I capitoli dimenticati di Cervantes, Juan Montalvo offre una grande opportunità al lettore: continuare a vivere il mito creato da Miguel de Cervantes, emulando lo scrittore nella lingua (un castigliano purissimo) e nella struttura, senza avere assolutamente la pretesa di sostituirsi ad esso. Juan Montalvo, grande studioso e conoscitore dell’autore spagnolo, che ritiene un genio assoluto della letteratura, dice nel prologo-manifesto dell’opera:
… I capitoli dimenticati di Cervantes non contengono casi fittizi e fatti mai successi, ma fatti reali e positivi del tutto, o convertiti in quadri completi grazie a un’aggiunta, un tocco, una pennellata che, attirando la nostra attenzione, sono penetrati a risvegliare nell’anima un mondo di sensazioni collegato a una intorpidita reminiscenza.
In questa dichiarazione troviamo l’essenza stessa del romanzo che, ospitando il personaggio del Chisciotte di cervantina memoria, si prende la libertà di descrivere scene e situazioni contemporanee all’autore e del tutto reali; il tutto condito con audace salsa cavalleresca.
E audace è anche l’impresa di far rivivere il Chisciotte, che l’autore ecuadoriano può affrontare con perizia in quanto studioso di grande talento e raffinato conoscitore del Cervantes e della sua opera. Juan Montalvo fu inoltre un idealista, un difensore della libertà e della giustizia sociale, caratteristiche queste che senza difficoltà possono essere trasposte nel personaggio del grande don Chisciotte.
Nel racconto ho potuto riscontrare un’evoluzione ulteriore del romanzo picaresco. Montalvo, infatti, pur lasciando inalterate le caratteristiche del genere, mantiene un punto di vista colto, che definisce la condizione di hidalgo del protagonista, rispetto alle più disperate comparse.
Sarebbe difficile, in questo breve spazio, fare una sinossi delle numerose nuove avventure del cavaliere della Mancia, basta sottolineare che la narrazione veloce, lo stile colto ma tondo e fruibile, rendono quanto mai godibile la lettura di un romanzo che diverte, commuove e fa riflettere su come, al di là del tempo, certi vizi dell’animo umano rimangono inalterati.
Arkadia Edizioni, con la bella edizione curata da Alessandro Gianetti e tradotta per la prima volta in italiano da Riccardo Ferrazzi e Marino Magliani, ci dà la possibilità di conoscere un autore raffinato e autentico.
Vengo a concludere riportando i versi finali del romanzo, apposti, un po’ per sberleffo un po’ per giustizia nei confronti dello scudiero, da fratel José Modesto al testamento di don Chisciotte:
Item ancora: se col passar del tempo
diventasse cavaliere errante
qualche mio discendente
che ancor non è uscito dal nulla,
dispongo che prenda come scudiero
Sancho Panza, che alla fedeltà
e all’onore aggiungerà l’esperienza.
E quando otterrà l’impero
che spetta al buon cavaliere errante
lo faccia conte o gran maestro:
questi sono i premi di don Chisciotte.
Costanza Ghezzi
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“Quella notte, sdraiata supina sul letto, chiamai e riagganciai sette volte, finché non lo trovai all’altro capo del telefono. Gli chiesi l’orario dei treni per Madrid, per Salamanca e infine per Vigo. Miguel Maria Lopez mi rispondeva con professionalità, ma a volte rideva mentre cercava quei dati, doveva trovare la cosa divertente. Miguel Maria Lopez mi chiamava sempre per nome. Diceva: «Aspetta un attimo, Irune», «Ti darò subito le informazioni che mi chiedi, Irune», e io aspettavo.” Ci sono autori che entrano per caso nella tua vita e senza che te ne renda conto, ti restano incollati alla pelle ma soprattutto al cuore: è il caso dell’autrice spagnola Txani Rodríguez con “Gli ultimi romantici”, Los últimos románticos, romanzo vincitore del Premios Euskadi de Literatura 2021 ed edito da Arkadia nella collana Xaimaca Jarama, curata da Alessandro Gianetti, Marino Magliani e Luigi Marfè. Irune vive in un piccolo appartamento vicino Bilbao, si è trasferita lì per stare accanto alle tombe dei suoi genitori, sbarca il lunario in una cartiera che produce carta igienica, casa sua è letteralmente invasa da torri di rotoli che svettano in ogni angolo. Ha un vicino alcolizzato che la insulta e le imbratta il pianerottolo con immondizia e urina. “La vita è strana e imprevedibile: pochi giorni dopo avrei sentito la mancanza delle sue urla e della sue frasi irrispettose; pochi giorni dopo avrei dato qualsiasi cosa per farlo tornare a insudiciarmi il pianerottolo” La sua unica relazione, vagamente sentimentale, è con la voce maschile che risponde al telefono del servizio clienti delle ferrovie, Miguel Maria Lopez, ma senza mai prenotare il treno. “Trovo che il numero verde delle ferrovie sia molto più caloroso dei portali per la ricerca dell’anima gemella che proliferano su Internet.” A turbare la sua monotonia è un nodulo al seno che la porta a fantasia ipocondriache, condizionata da idee funeree sulla morte. Idealista, sognatrice ed eccentrica: la sua ossessione per la carta, pochi amici perlopiù colleghi e vicini poco propensi alla cordialità. In fabbrica scoppia un conflitto sindacale e Irune viene coinvolta, sarà la scintilla che accenderà una nuova speranza. Gli ultimi romantici ha un potente ritmo narrativo, capitoli brevi dove l’io narrante, Irune, narra con semplicità la sua routine, un ritmo più audace e incalzante per dimostrare la forza e la combattività della protagonista nel difendere i più deboli, capace dunque di mettersi in gioco, di ribellarsi a un’ingiustizia, che sia per la vicina di casa, che sia in fabbrica. Un messaggio che illumina una speranza di solidarietà fra gli individui, una coesione incorniciata in una lotta sindacale, nell’ avvolgente familiarità di un condominio, nello stesso amore. che può arrivare attraverso una voce al telefono.«Vuole fare una prenotazione?” “Io non farei mai turismo in un cimitero, perché i cimiteri non mi dicono niente di particolare. Per come la penso, sono come i condomini: costosi ma necessari. Los últimos románticos, Gli ultimi romantici è un romanzo irresistibile, brillante, con un guizzo di ironia diretta ma non irriverente, una scrittura raffinata ma non ambiziosa.
Txani Rodríguez È nata a Llodio nel 1977. È giornalista, sceneggiatrice e scrittrice. È autrice dei romanzi Lo que será de nosotros (2008), Agosto (2013) e Si quieres, puedes quedarte aquí (2016). Ha pubblicato il libro di racconti El corazón de los aviones (2006) e diversi fumetti, tra cui La carrera del sol (2008), tradotto in diverse lingue. È membro del programma “Pompas de papel” di Radio Euskadi e collabora con diversi media, tra cui il supplemento culturale “Territorios” del quotidiano “El Correo”. Insegna scrittura creativa presso l’Escola d’Escriptura de l’Ateneu Barcelonès e presso l’Associazione letteraria ALEA.
Loredana Cilento
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È nata a Llodio nel 1977. È giornalista, sceneggiatrice e scrittrice. È autrice dei romanzi Lo que será de nosotros (2008), Agosto (2013) e Si quieres, puedes quedarte aquí (2016). Ha pubblicato il libro di racconti El corazón de los aviones (2006) e diversi fumetti, tra cui La carrera del sol (2008), tradotto in diverse lingue. È membro del programma “Pompas de papel” di Radio Euskadi e collabora con diversi media, tra cui il supplemento culturale “Territorios” del quotidiano “El Correo”. Insegna scrittura creativa presso l’Escola d’Escriptura de l’Ateneu Barcelonès e presso l’Associazione letteraria ALEA. Per Arkadia Editore è uscito Gli ultimi romantici (2023), tradotto da Alessandro Gianetti.
Incidenti di percorso, di Paco Inclán (traduzione di Marino Magliani; Arkadia Editore), è uno straordinario esempio di letteratura imprevedibile che, apparentemente, potrebbe essere letto come una semplice raccolta di reportage di viaggio, ma quelli che risultano inediti e affascinanti sono le destinazioni (i margini dell’Europa, dell’America e il Cuore di tenebra della Guinea Equatoriale) e le motivazioni dell’errare (un’intervista, in un bar dei sobborghi di Madrid, al ridicolizzato e dimenticato autore di un inno spagnolo mai adottato; la ricerca, a Braga, del poco famoso braccio destro di San Vincenzo; questioni ideologiche in una contea dell’Irlanda del Nord viste attraverso una partita di calcio gaelico; conciliaboli su Jules Verne tra gli iscritti a una chat di incontri che si palesano a Formentera; un provetto Kurtz autoisolatosi in un villaggio guineano; l’importanza dei rutti nella cultura nordafricana; il bighellonare nei pressi di Vigo alla ricerca del senso della psicogeografia). L’autore valenciano è votato a essere un fugueur che, rispetto al più compassato flâneur, è un nomade con il gusto dell’imprecazione, un osservatore che individua nella pazzia un corso di sopravvivenza psichico. Leggendo Incidenti di percorso è come se l’investigazione di Paco Inclán passasse in secondo piano per dare voce all’imprevedibile, all’assurdo e all’originalità. Un libro strano e intelligente, capace di dare centralità ai margini geografici e a una visione antropologica dell’umanità che quasi mai ha avuto la possibilità di usufruire dei quindici minuti di celebrità predetti da Andy Warhol. Isole dell’abbandono. Vita nel paesaggio post-umano, di Cal Flyn (traduzione di Ilaria Oddenino; Edizioni di Atlantide), è un vero capolavoro tra i reportage contemporanei. L’autrice scozzese esplora dodici luoghi dislocati in diverse aree del mondo, accomunati dal concetto di abbandono e conseguente riconquista della natura. Il risultato è un mosaico di psicologia dello spazio capace di far riflettere il lettore. Gli aspetti tristi e melanconici che potrebbero emergere dalle descrizioni di luoghi ormai disertati dall’essere umano vengono invece tenuti in secondo piano per dare spazio alla speranza e alla vitalità. È un cambio di prospettiva di chi documenta. Un cambio che permette a chiunque si imbatta in Isole dell’abbandono di avere indizi inediti per scoprire la bellezza e il valore dietro ciò che spesso viene considerato brutto e inutile. I luoghi scelti sono diversi tra loro per storia, cultura e clima, così come è diversa la modalità di abbandono e la tecnica di riconquista della natura. La Chernobyl post-nucleare, le montagne della Tanzania, le sperdute isole scozzesi, i sobborghi industriali di Detroit, i fantasmi di Verdun e le regioni minerarie britanniche diventano topografia degli errori umani e permettono allo spirito voyeuristico del lettore di trovare compiacimento nelle rovine e nelle piante che emergono tra le crepe del cemento.
Lorenzo Mazzoni
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BLOG In copertina Carbone e Ardemagni. Spopolano Alga Editore e Morellini Editore. Sardegna regina: torna la candidata al Nobel per la letteratura, di qualche anno fa, Giovanna Mulas e l’antologia/omaggio ai luoghi meno conosciuti dell’isola per Arkadia, curata da Giulio Pisano. Debutta nel nostro blog “Lorenzo de’ medici Press”
Nove titoli per la siciliana Algra (“Dieci narrazioni per dieci autori” (i migliori racconti del “Premio Ercole Patti“) di Giusi Arimatea, Consuelo Consoli, Carlo Monteleone, Daniela Pellegrino, Sandra Puccini, Andrea Puglisi, Lucia Russo, Loredana Trovato, Giuseppe Vetromile) e “Solo per caso“, di Sandra Marchese Nicotra, “Pagine sparse… Storia e storie di Sicilia …Conoscere per conoscersi (4 volumi)” di Salvatore Musumeci, “Straniere a Taormina” di Milena Privitera,”Il colore del buio“di Salvatore Borzì e di Giuseppe Crispi, “Per grazia (non) ricevuta”) e cinque per la milanese Morellini (Manuela Costantini, “Il tavolo blu“, Daniele Sartini, “Dopo la Tempesta“, Alida Ardemagni, “L’Italia delle donne” (Libro ControCopertina), Gianfranco Falcone, “21 volte Carmela“, Vito Ribaudo, “Omega e Omicron“), comandano il fine mese dei nostri consigli, con due speciali dedicati: il 27 e il 30 gennaio.
Libro copertina al flashback “Uru” di Fabio Carbone pubblicato per Fernandel. Ritorni di grido quali Fabiano Massimi con “Se esiste un perdono” (Longanesi), Bruno Morchio con “La fine è ignota” (Rizzoli), Charlotte Link con “La notte di Kate” per Corbaccio, Paolo Roversi con “Yellow Diamonds” per Sem, Giorgio Caponetti, “Avanti! Ma non troppo. L’insospettabile vita di Edmondo De Amicis“, (Francesco Brioschi Editore), Catena Fiorello con “Ciatuzzu“ per Rizzoli, Gianni Barbacetto per Chiarelettere con un amarcord su Berlusconi, Riccardo Ferrazzi, con “Premonizioni. Punti di contatto tra umano e divino nell’antichità“ per Oligo e debuttanti quali Luigi Weber, “Navi nel deserto”, per Il ramo e la foglia Edizioni, Olga Campofredda che firma la nuova collana per NN Editore con “Ragazze perbene“ o il caso Tanfoglio, la migliore editor del 2021 esordisce per Arkadia nell’antologia dedicata alla Sardegna assieme a nomi del calibro di Buozzi, Ciarapica, Galdino, Gargiullo, Martigli, Roversi coordinati dal curatore Giulio Pisano. Sempre l’editore sardo pubblica di Txani Rodriguez, “Gli ultimi romantici“. E un ritorno eccellente, sardo anch’esso è la pluripremiata e candidata al Nobel per la letteratura, Giovanna Mulas che edita da Prospettiva Editrice esce col nuovo “Peccato per le sbarre. Storie di donne invisibili“. Bellezza per grandi e piccoli con Elisa De Filippi e il suo “Ricette per bimbi, buone per tutta la famiglia”, (Red Edizioni). Enrico Fovanna s’innamora di lunedì e lo pubblica con Giunti e la coppia Edoardo De Angelis e Sandro Veronesi tornano con “Comandante” (Bompiani). Infine, ma non per questo meno importante, debuttano nella nostra piattaforma le edizioni Lorenzo de’ Medici Press con due uscite il 30:
Aphra Behn con “La monaca. La bella che trasgredì il voto” e H.G. Wells con “Paura e Mistero. Racconti“. Per gli eventi: il 26 gennaio nuovo format presso Yooghy Food in Corso Italia, 135 – Giarre (Ct) alle ore 19:30 dove viene sottoposto a processo un libro di un autore scelto dagli avvocati Patrizia Lionti e Mario Cavallaro con giudice Vladimir Di Prima, è la volta de “Il tornello dei dileggi” (Arkadia) e il secondo incontro della rassegna pre festività agatine “VenerDìLibri”, venerdì 27 alle ore 18:00 presso i locali di “m’BARuzzo”, in Via Bellini, 33 a Sant’Agata Li Battiati, con Valerio Musumeci che presenta il profetico “Agata rubata” (Bonfirraro)
L’inferno libresco supera l’inverno finalmente giunto!
Libro copertina, Uru di Fabio Carbone, Fernandel
Una creatura misteriosa turba il sonno di Paolo, gettandolo nell’angoscia. La sente muoversi lungo il perimetro della stanza, picchiettando il pavimento con le sue unghie ricurve. Finché una notte, svegliandosi con la sensazione di soffocare, nella penombra della camera distingue le sembianze di una grossa bestia accovacciata sul suo petto, intenta a scrutarlo. L’incontro dura pochi istanti, prima che la creatura con un balzo si dissolva nel buio lasciando Paolo nello sgomento. Nel frattempo una morte inspiegabile, forse un omicidio, scuote il call center dove lavora, già in subbuglio perché in procinto di essere delocalizzato. La polizia indaga senza esito, mentre tutto sfugge in una realtà rarefatta, sospesa fra l’inquietudine e l’allucinazione.
Sullo sfondo di un Salento fatto di campagne abbandonate e invase dai rifiuti, Fabio Carbone mette in scena il contrasto fra un mondo nuovo, governato dal cinismo e dalla mancanza di empatia, e la morente società contadina, di cui solo un’eco lontana lambisce la contemporaneità. Nel mezzo, sospeso tra il mondo vecchio e quello nuovo, c’è l’uru, creatura già presente nelle credenze di molte civiltà contadine. Manifestazione dei timori più reconditi e delle colpe mai espiate, di quegli impulsi più arcaici da cui la modernità si illude di essersi emancipata, essi prendono la forma dell’animale, una creatura fatta della stessa carne di chi ne subisce i tormenti.
“La notte lo sentì di nuovo. Si muoveva furtivamente lungo il perimetro della stanza, picchiettando il pavimento con le unghie che, lunghe e ricurve, sporgevano dalle zampe. Perlomeno, questo parve di sentire a Paolo che, con la testa stretta al cuscino madido di sudore, si sforzava di capire se quei passi fossero reali o frutto di un’insana suggestione, che lo avrebbe privato, un’altra volta ancora, del riposo. Il corpo, istintivamente irrigidito da quella presenza senza forma, si era contratto in posizione fetale, trincerato fra le lenzuola in una tenue quanto illusoria difesa da un agguato che sarebbe potuto giungere dal buio. Paolo non apriva gli occhi, forse per concedere ancora qualche istante alla speranza che ci fosse solo lui in camera, che se avesse atteso ancora, quei piccoli passi, quei ticchettii sulle mattonelle, sarebbero cessati senza turbare ulteriormente il suo sonno. Passarono pochi secondi, forse qualche minuto, nella stanza non si udiva più alcunché. Paolo avvertì pian piano svanire quell’oppressiva sensazione di allerta, e anche i muscoli si distesero a cercare quiete. Passò però molto tempo prima che si riaddormentasse, in quel giaciglio umido, increspato dai periodici movimenti tentacolari delle sue membra alla ricerca della posizione ideale, la sola in grado di conciliargli il sonno”.
Le uscite di martedì 24 gennaio
Fabiano Massimo, Se esiste un perdono, Longanesi
La storia dimenticata dello Schindler britannico. Un autore di grande successo in tutta Europa. Vincitore del Prix Polar 2022
La chiamano la Bambina del Sale, perché tutte le sere, quando il buio allaga la città, puoi incontrarla all’imbocco di un vicolo che vende ai passanti sacchetti in tela azzurra con dentro una manciata di sale, introvabile da tempo. Nessuno a Praga conosce il suo nome. Nessuno sa come si procura quella preziosa merce. La Bambina compare dopo il tramonto e scompare prima dell’alba, senza dare confidenza a chi incontra. Una moneta, un sacchetto. Tutto qui. È il 1938. Il furore nazista incombe sulla Cecoslovacchia e Hitler è alle soglie della città. La paura dilaga, soprattutto fra gli ebrei del Ghetto. Non c’è tempo, bisogna fuggire. Bisogna salvare i più deboli, come i bambini senza famiglia, come la Bambina del Sale. Un’impresa impossibile. Eppure c’è un uomo che ci crede, un inglese di origini ebraiche, Nicholas Winton, che tenta il miracolo: allestire treni diretti nel Regno Unito per mettere in salvo quanti più bambini possibile. Tra mille ostacoli logistici e politici, e con l’aiuto della giovane Petra che lo guida in una città a lui sconosciuta e colma di fascino, Winton sta per riuscire nel suo eroico intento. Ma la Bambina del Sale sembra non voglia farsi salvare. Perché quello sguardo sfuggente? Quale segreto nasconde? In questo romanzo, che racconta la vicenda vera e dimenticata di sir Nicholas Winton, tornata alla luce grazie a un commovente video della BBC dove l’uomo ottantenne incontra a sorpresa i “suoi” bambini ormai adulti, Fabiano Massimi ci accompagna in un viaggio fra storia e finzione, rischiarando una delle pagine più oscure del nostro passato con la luce della speranza.
Gianni Barbacetto, Una storia italiana. La storia completa del leader politico che è stato più a lungo presidente del Consiglio dopo Benito Mussolini e Giovanni Giolitti, Chiarelettere
Su Berlusconi crediamo di sapere tutto. Abbiamo visto tutto, letto tutto. Ma è proprio vero? I fatti noti e quelli sconosciuti, rimossi o dimenticati dell’uomo che nell’ultimo mezzo secolo ha forgiato l’Italia a sua immagine e somiglianza. “Una storia italiana”. Così titolava l’opuscolo illustrato, distribuito in milioni di copie a tutte le famiglie del paese alla vigilia delle elezioni politiche del 2001. Con intento agiografico ed elettorale, celebrava le doti umane e imprenditoriali di Silvio Berlusconi, il geniale e appassionato uomo d’affari che ha costruito un impero immobiliare, guidato al trionfo una società calcistica, sbaragliato il monopolio Rai edificando un autentico colosso mediatico, fondato al grido di “libertà” un partito nuovo e subito vincente, infondendo ottimismo e incondizionata fiducia in molti italiani. Da allora decine e decine di libri, film, articoli e dibattiti televisivi hanno fatto da coro alle gesta del Cavaliere. Gianni Barbacetto placa il fragore che circonda ogni atto della storia umana, imprenditoriale e politica di Berlusconi, e una dopo l’altra ripercorre ordinatamente, accanto alle vicende note, quelle sconosciute, dimenticate, sottovalutate, e talvolta oscure, che lo hanno visto protagonista. L’origine dei suoi primi milioni. I presunti rapporti con gli uomini di Cosa nostra. Le vere ragioni della sua “discesa in campo”. L’episodio della tangente che, se fosse stata scoperta nel 1993 dai magistrati di Mani pulite, avrebbe probabilmente cambiato corso al suo destino e a quello del paese. Tutte le leggi ad personam e gli stratagemmi che gli hanno permesso di uscire (quasi) indenne dai processi. La televisione, quella di Beautiful e del Drive In, la ricchezza esibita e il culto dell’eterna giovinezza, del potere e del successo a ogni costo. Ripercorrere la storia di Berlusconi significa anche raccontare l’evoluzione del costume italiano degli ultimi cinquant’anni. E dotarsi di qualche strumento in più per riconoscere il berlusconismo che alberga più o meno latente in molti di noi.
Catena Fiorello Galeano, Ciatuzzu, Rizzoli
Catena Fiorello ci consegna un romanzo commovente sulle sfide della vita e sul potere della memoria. Perché, anche nei momenti più bui, il ricordo indelebile delle nostre radici e di chi abbiamo amato ci porterà lontano. Ciatu miu, respiro mio. Voce e forza dell’anima. Sua mamma lo chiamava sempre così. Quando Ciatuzzu deve dirle addio, ha solo nove anni. È sempre stato un bambino felice e spensierato, ma un giorno un male incurabile l’ha portata via da lui. Da quel momento, ha dovuto fare i conti con il dolore e con l’assenza, sperimentando sulla propria pelle cosa significhi crescere senza l’amore della donna più importante. E Leto, il paesino affacciato sul mare dove vive, in cui la brezza si mischia al profumo di gelsomino, non sembra più lo stesso posto. Per fortuna, Ciatuzzu non è solo: oltre ai nonni e ai fratelli, può contare su persone speciali, come il custode del cimitero e Lucia, una picciridda preziosa per lui…Ma proprio quando sembra aver trovato una nuova dimensione, suo padre, emigrato in Belgio, lo costringe a raggiungerlo in quella terra straniera. E a Ciatuzzu il mondo crolla un’altra volta addosso. Lontano dalla Sicilia e dai suoi affetti più cari, presto si renderà conto che le paure, per essere sconfitte, vanno affrontate, e che si può vedere anche con gli occhi del cuore. Attraverso la voce straordinaria di un bambino degli anni Sessanta, leggeremo una potente storia di riscatto.
Charlotte Link, La notte di Kate, Corbaccio
Un nuovo omicidio riapre vecchie ferite nella cittadina di Scarborough… e nel passato di Kate Linville. «I thriller di Charlotte Link non sono mai solo casi da risolvere, sono storie di uomini e donne, di solitudine e di speranze distrutte. Sono libri che emozionano. Fino alla fine» (Deutsche Presse Agentur). «La nostra Queen of Crime scrive in un modo così avvincente che le pagine si girano da sole» (Grazia)
In una gelida notte di dicembre, una giovane donna attraversa in auto le North York Moors inglesi, una splendida area naturalistica affascinante quanto solitaria. La mattina il suo corpo viene trovato all’interno della vettura sul ciglio innevato di un viottolo fra i campi. Una testimone ha visto la sagoma di una persona incappucciata salire in macchina con lei lungo la strada. Chi è questa persona? La conosceva? È l’omicida? A sorpresa, un cold case archiviato nove anni prima dall’ispettore capo Caleb Hale getta una nuova luce sulle indagini, e Kate Linville, sergente investigativo della North Yorkshire Police, si ritrova a scavare all’ombra nera di vecchi peccati, dove allignano violenza e disperazione. Scostante, poco malleabile, sempre piena di dubbi, spesso oppressa dal senso di solitudine di chi non cerca di apparire diversa da come è, l’investigatrice Kate Linville, nata dalla penna di Charlotte Link, si afferma, indagine dopo indagine, come uno dei protagonisti più amati del thriller contemporaneo. E, anche questa volta, in un drammatico inseguimento nella neve, troverà il fil rouge di vicende apparentemente lontanissime fra loro. Ma forse potrà solo godere di una tregua: c’è chi non si è arreso e ha scommesso che la discesa agli inferi non è ancora conclusa…
Paolo Roversi, Yellow Diamonds, Sem
Torna la profiler Gaia Virgili che, insieme alla sua squadra dell’Europol, stavolta dovrà vedersela con un’agguerrita banda di rapinatori che assalta le gioiellerie più importanti d’Europa – da Parigi a Londra, da Roma ad Amsterdam – garantendosi, ogni volta, bottini stellari. Gli uomini della banda – che da anni sono diventati la bestia nera delle polizie europee – si fanno chiamare i Pink Panthers. Di tenero, però, non hanno nulla: sono ex militari provenienti dai Balcani e specializzati nel furto di diamanti.
Bruno Morchio, La fine è ignota, Rizzoli
Bruno Morchio attraversa i chiaroscuri di Genova, regalandoci un nuovo indimenticabile personaggio. Tra vite in bilico ed esistenze a perdere, con lo sguardo piantato nell’orizzonte, questo detective degli ultimi non dimentica mai da dove viene. Si aggira per i carruggi, è il miglior segugio di Genova. Il primo caso per Mariolino Migliaccio.
Mariolino Migliaccio ha poco più di trent’anni e neanche un soldo. Grande amante del cinema americano, fa l’investigatore privato e, senza licenza né ufficio, riceve i clienti in un bar dei carruggi. Da quando sua madre – che faceva la prostituta – è stata uccisa da un cliente, Mariolino ha perso tutto, tranne l’infallibile fiuto. Conosce ogni angolo di Genova e sa rovistare nei posti giusti per svelare i segreti della città. Non è un caso che Luigi il Vecchio, boss che gestisce una casa di tolleranza travestita da centro benessere, lo abbia assoldato per cercare Liveta, una delle “sue ragazze” sparita chissà dove. Quando Mariolino si renderà conto che non è stato ingaggiato per cercarla ma per risolvere una grana ben più grossa dell’organizzazione criminale, sarà troppo tardi per tirarsi indietro.
Le uscite di mercoledì 25 gennaio
Edoardo De Angelis e Sandro Veronesi, Comandante, Bompiani
Un ufficiale della Regia Marina italiana, in piena guerra, disobbedisce agli ordini tedeschi e salva i nemici appena affondati col suo sommergibile. L’avvincente racconto dell’atto eroico compiuto da un nostro connazionale durante la Seconda guerra mondiale è anche il grido altissimo, senza tempo, dell’indignazione e della speranza contro la barbarie di ogni conflitto. Le donne non vanno alla guerra, le donne rimangono a casa con i figli e il cuore gonfio di pensieri. Le donne non ricevono notizie perché le comunicazioni radio vanno centellinate, eppure il comandante Todaro scrive a Rina tutti i giorni, le racconta la vita sul Cappellini, il sommergibile che sta conducendo a far la guerra nel grande oceano. Chissà se quelle lettere la raggiungeranno o si perderanno sul fondo dell’abisso insieme alla voce di Marcon, aiutante di bordo, il volto sfigurato dall’acetilene e quell’accento venexian che scalda il cuore al comandante. Insieme alla voce di Schiassi, il marconista, che con l’idrofono ausculta le profondità. All’accento campano di Stumpo, il motorista-corallaro, capace di riconoscere i polpi femmina e di dare la vita per i compagni. A quello di Giggino, il cambusiere, che ancora non sa quanto scaldano il cuore le patatine fritte. A quelle di tutto l’equipaggio del Cappellini. Ma non c’è tempo per pensarci, perché all’orizzonte si profila la sagoma di un mercantile che viaggia a luci spente. Bisogna affondarlo, e i valorosi uomini di Todaro affrontano con successo un duro scontro a fuoco. Ma a questo punto il loro comandante prende una decisione destinata a fare la storia: salvare tutti e ventisei i superstiti, navigando in emersione per quattro giorni e quattro notti con gravissimo rischio. Perché quelli per lui non sono nemici, sono naufraghi. E quando qualcuno gli chiederà “Ma voi, chi siete?”, il Comandante risponderà: “Un italiano. E un uomo di mare. Come voi.”
Enrico Fovanna, Lunedì m’innamoro, Giunti
Ludovico riceve una richiesta di contatto su Facebook da parte di Febo, l’amico inseparabile della sua giovinezza. La cosa lo sconcerta: Febo, infatti, è morto da vent’anni. È uno scherzo di cattivo gusto? Un caso di omonimia? Per sciogliere l?enigma Ludovico ripercorre fin dalle radici la loro incancellabile amicizia. Università di Pavia, primi anni Ottanta. Febo è brillante, colto, tormentato, seduttore; Ludovico è un rustico e solitario figlio delle montagne, in perenne disagio. Condivideranno i giorni migliori della loro vita: le notti che sembrano eterne e gli amori che durano un attimo, la musica e le disquisizioni su Dio, la libertà conquistata e subito persa nell’eroina. Una storia di fratellanza che si legge d?un fiato, un’ode al tempo che scorre e ci cambia, un mistero che si dipana fino alla sorprendente conclusione.
Elisa De Filippi, Ricette per bimbi, buone per tutta la famiglia, Red Edizioni
Che cosa accade quando termina la fase dello svezzamento? Come capire che è finito il “periodo dei tagli sicuri”? Come continuare a nutrire correttamente un bambino? Mettere in tavola pasti equilibrati e che siano anche adatti a tutta la famiglia è un obiettivo facilmente raggiungibile, ma con le dovute accortezze nutrizionali. I bambini non sono adulti in miniatura e per questo è bene continuare a riservare loro le giuste attenzioni anche dal punto di vista alimentare per favorire una crescita sana. Questo libro nasce con l’obiettivo di aiutare i genitori ad affrontare il “post svezzamento” in maniera naturale e serena: Illustra come cambia l’alimentazione nei primi anni di vita del bambino e quali sono i nutrienti che non devono mancare nel suo piatto. Spiega come affrontare tante situazioni pratiche della vita di tutti i giorni, dalla prima colazione alla cena. Aiuta a superare i momenti difficili a tavola, come i rifiuti completi dei pasti o l’”odio” verso le verdure. Presenta oltre 100 semplici ricette, gustose e collaudate, che stuzzicheranno l’appetito di tutta la famiglia. Suggerisce come combinare le ricette proposte all’interno di menu settimanali adattabili a ogni esigenza.
Cinque titoli per Morellini in uscita venerdì 27 gennaio
Vito Ribaudo, Omega e Omicron, Morellini
Le vite di due gemelli diversi unite da un istante tragico. «A ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria. Principio della dinamica e fotografia della loro sfortuna reciproca. Anche i gemelli sono uguali e contrari». I due gemelli, Omega e Omicron, sono i prototipi dei giovani in cerca di occupazione, nati in una famiglia per bene e con tutti i presupposti per trovare il loro posto nel mondo. Crescono nell’epoca dei licenziamenti economici, in mezzo ai corsi di formazione obbligatori, agli scontri di piazza, alle infiltrazioni terroristiche e alle evoluzioni dei sindacati. Mentre uno si impegna a diventare imprenditore di grande successo nel mondo digitale, l’altro lavora in un fast food mentre prosegue con gli studi. Il primo lotta per affermarsi utilizzando ogni strumento a sua disposizione, il secondo è più riflessivo e ponderato. Al termine di una serie di episodi rocamboleschi, le vite dei gemelli combaciano, si sfiorano, si intersecano e si respingono, fino a quando un evento determinante cambierà per sempre la loro storia.
Gianfranco Falcone, 21 volte Carmela, Morellini
21 sfumature di femminilità, 21 modi di essere donna in un romanzo dalla struttura originale e avvincente. «C’è stato un tempo in cui ho vissuto piena di sgomento, ferma, immobile. Attenta a non muovere neanche l’aria attorno a me, perché altrimenti il mondo si sarebbe accorto dei miei desideri. Sono uscita da quel torpore in modo improvviso, inaspettato». Carmela è sempre nella medesima stanza d’albergo. La sua fisicità è sempre la stessa. Ma lei è sempre sé stessa nel suo essere? È la bambina, l’adolescente, la psicoanalista, la folle… Al chiuso della stanza queste Carmela si raccontano, si confrontano, con sé stesse e con il mondo, ognuna con esiti diversi, fino al quadro finale che chiude il cerchio, o apre altri cerchi. Tramite questi 21 ritratti l’autore si confronta con il femminile, forse il suo, forse con il femminile tout court. In filigrana anche il confronto dell’autore con il maschile, con le diverse facce reali o forse soltanto possibili di una donna, quelle mostrate al mondo e anche quelle soltanto ipotizzate, desiderate o temute. La moltitudine del singolo qui si rivela in una carrellata di volti in cui diventa impossibile non riconoscere almeno un tratto di sé.
Daniele Sartini, Dopo la tempesta, Morellini
Un giallo con tocchi di ironia ambientato a Viareggio dopo il disastro ferroviario del 2009. Con la prefazione di Gaja Cenciarelli.
«Poi osservò il nipote. Iniziò dai riccioli, scivolò sul naso sottile e corto come il suo, passò sulla bocca e scese sul mento. Trovò in quel tragitto fatto di pelle, cartilagini e ossa ciò che la Tempesta aveva portato via. In quelle pieghe, in quel pigmento lavorato dal salmastro di Viareggio, dagli anni, c’erano frammenti di quello che gli mancava». Viareggio, giugno 2019. Sono passati dieci anni dall’incidente ferroviario che causò 32 morti e 25 feriti. Sauro Lucchesi e suo zio Osvaldo Baglini sono i superstiti di una famiglia che la Tempesta, come il Baglini ha ribattezzato l’incidente, si è portata via. Sono uomini di generazioni e abitudini diverse, costretti a imparare a conoscersi, a convivere per provare a spartirsi il peso del dolore. Sauro inaugura la sua agenzia investigativa. Osvaldo, impiegato di polizia ormai in pensione, lo aiuta nella prima indagine. Quella che sembra una semplice investigazione, commissionata da una donna per il presunto tradimento del marito, si rivelerà essere il frammento di una vicenda molto più grande e pericolosa. Durante questa loro prima indagine, che si svolgerà tutta a Viareggio e nelle località limitrofe, Sauro e Osvaldo dovranno fare i conti anche con le ferite che condizionano tutte le loro relazioni. La Tempesta si aggirerà ancora per le strade di Viareggio. Avrà le gambe di chi è rimasto. Di chi è consapevole di “essere più morto dei morti veri”. Un romanzo che intreccia l’indagine, la formazione dei due protagonisti e la realtà di una città che da quel giugno 2009 è cambiata per sempre.
Manuela Costantini, Il tavolo blu, Morellini
L’incontro tra due donne in una storia di ricerca e di scoperta, un romanzo corale dove i personaggi vogliono riuscire, tutti, a chiudere un cerchio. E poi ricominciare. «Guarda ancora una volta quei rami protesi come artigli che non hanno più nulla a cui aggrapparsi. Sono come lei: sbeccati, lacerati, e tenuti stretti indissolubilmente a radici ormai sradicate. Arriva sempre il momento di scegliere, di andare via e di tornare. C’è un tavolo blu che l’aspetta». Mirna vive ad Amalbena, una piccola città sul mar Adriatico. Ci è arrivata da bambina, insieme a sua madre Diana, che ora è morta. Mentre cerca di raccogliere i pezzi e affrontare il lutto insieme al suo patrigno, incontra Rachele, che ha da poco preso in gestione un ristorante in città. Si è trasferita per ricominciare, un’altra volta. Quando Mirna entra nel ristorante di Rachele e va a sedersi al tavolo blu, le due scoprono di avere molto in comune: Diana.
Diana e Rachele sono cresciute insieme in un orfanotrofio, hanno vissuto diciannove anni in simbiosi come sorelle, nonostante non avessero neppure un gene in comune. Tra Rachele e Mirna nasce un rapporto fatto di confidenze, avvicinamenti e distanze. Tra loro lo spettro del ricordo di Diana, sempre presente.
Libro controcopertina, “L’Italia delle donne” di Alida Ardemagni, Morellini
Un viaggio per l’Italia nei luoghi delle grandi donne: streghe, sante, pittrici, scienziate, imprenditrici, ecc. «AstroSamantha è stata molto felice quando qualche anno fa le è stata dedicata una bambola Barbie, per dare alle bambine un modello femminile positivo a cui ispirarsi: “A volte le piccole cose possono piantare i semi di grandi sogni”». Le donne hanno fatto grande l’Italia e le loro storie lo dimostrano. Le 80 donne protagoniste del libro sono resilienti, creative, geniali. Hanno sfidato i tempi e hanno vinto. Alcune sono vissute secoli fa, altre sono qui fra noi, testimonianza vivente del loro coraggio e del loro valore. Ci sono donne famose e altre pressoché sconosciute, donne di ogni estrazione sociale, donne che hanno sfidato le ingiustizie, scrittrici e pittrici, stiliste e imprenditrici, scienziate e ricercatrici in lotta contro i virus e persino un’astronauta. Alle giovani donne è dedicato questo libro, scritto volutamente in modo divulgativo, un saggio “leggero”, ma ricco di avvenimenti, emozioni e spunti di riflessione. A ogni donna sono associati spunti di viaggio nei luoghi dove è vissuta o che l’hanno resa celebre: percorsi di genere che formano un atlante tutto al femminile.
Giovanna Mulas, Peccato per le sbarre. Storie di donne invisibili, Prospettiva editrice
Un filo rosso di violenza, dimenticanza e individualismo unisce nomi, tempo e luoghi diversi in quella che è una girandola di esperienze traumatiche o ironiche, indimenticabili. Personaggi vibranti di odio e amore; vivi come l’obesa Annichilina, schizofrenici come una Cecilia costretta ad abortire: comunque tutti pronti, pagina dopo pagina, a trascinarci nella loro realtà. A parlarci come madri o matrigne: a farci riflettere su una società diversa, non sempre migliore.
Giulio Pisano (a cura di), Luoghi Letterari. Sardegna, Arkadia
Un interesse rinnovato per i piccoli borghi, fuori dagli itinerari turistici tradizionali, attraverso gli occhi di sette grandi scrittori capaci di ammaliare con le loro opere milioni di lettori. Ognuno, con lo stile che lo contraddistingue, racconta il paese in cui ha soggiornato, per dare al lettore la sua interpretazione del vissuto attraverso l’arte della scrittura. Nel solco tracciato dalla grande letteratura di viaggio, uno spaccato della Sardegna da un punto di vista totalmente nuovo che farà viaggiare con la mente in luoghi misteriosi e poco conosciuti. In questo volume Carlo A. Martigli, Valeria Gargiullo, Giulia Ciarapica, Michela Tanfoglio, Paolo Roversi, Bea Buozzi e Diego Galdino raccontano Villacidro, Desulo, San Giovanni Suergiu, Sant’Anna Arresi, Ovodda e Dolianova.
Txani Rodríguez, Gli ultimi romantici, Arkadia
La vita di Irune si svolge tra la sua casa e la fabbrica di carta dove lavora, in una città industriale vicino Bilbao, dove si è trasferita per stare vicino alla tomba dei suoi genitori. Insicura, un po’ maniacale e ipocondriaca, questa giovane donna è capace di affrontare il mondo quando sente di doverlo fare, e cerca di vivere secondo valori che la società sembra aver dimenticato. La sua cerchia si riduce ai colleghi di lavoro, alla vicina di casa e a un operatore telefonico delle ferrovie che lei chiama furtivamente per consultare gli orari dei treni che non riesce mai a prendere. Quando nella fabbrica sorge un conflitto, senza sapere esattamente come, Irune finisce per essere coinvolta. Da quel momento la sua vita prende una piega inaspettata e l’opportunità che stava inconsapevolmente aspettando le si presenta davanti. Gli ultimi romantici, romanzo vincitore del Premio Euskadi di Letteratura 2021, parla dei sogni che ci spingono ad agire e del valore di ciò che è veramente importante, nelle nostre vite. La scrittura di Txani Rodríguez è elegante, luminosa e diretta, e ci parla di ciò che ci rende una comunità: la cura delle persone, la solidarietà e il rapporto con la natura che ci circonda.
Olga Campofredda, Ragazze perbene, NN Editore
“Ci avevano cresciute lasciandoci credere che saremmo diventate donne quando avremmo imparato a badare a una casa tutta nostra, a prenderci cura dei nostri figli, di nostro marito. Crescere non sembrava poi così difficile, le istruzioni erano davanti ai nostri occhi, erano ovunque: a scuola, a casa, in chiesa la domenica, alla cassa del supermercato. Non eravamo pronte a fare i conti con il desiderio, nessuno ce ne aveva mai parlato”
Nelle città di provincia le ragazze perbene si assomigliano tutte. Per sottrarsi a un futuro già raccontato, Clara si trasferisce a Londra, dove insegna italiano a ricchi expat e si trova intrappolata nel vortice degli incontri online. Ma il matrimonio della bellissima cugina Rossella, inseparabile compagna d’infanzia diventata poi modella di abiti da sposa, la richiama a Caserta. Clara si trova così ancora immersa nel mondo da cui è fuggita: all’addio al nubilato della cugina rivede le vecchie compagne di scuola, e nei giorni successivi incontra Luca, lo sposo, con cui aveva stretto in passato un’amicizia clandestina. All’improvviso, però, Rossella scompare senza lasciare traccia. E Clara, convinta che la cugina nasconda qualcosa, scopre nel suo diario un segreto impossibile da confidare, che minaccia il futuro radioso che Rossella ha sempre incarnato. Olga Campofreda toglie il velo sulle seconde vite e i desideri nascosti delle ragazze perbene, i cui destini sono specchio di una femminilità che parla di sacrifici e rinunce, di principi azzurri e segreti, di infelicità che si tramandano nel tempo, di madre in figlia. E racconta la storia di una ragazza che si ribella a sogni e consuetudini già logore, per inventare una strada nuova, tutta sua, da costruire con consapevolezza giorno dopo giorno.
Questo libro è per chi si perde a immaginare le storie dei personaggi ritratti nei quadri, per chi ha passato lunghi pomeriggi ad ascoltare Baby one more time sul walkman, per chi ha scoperto il piacere tra le mani di un estraneo, e per i fiori veri che sbocciano nelle città di plastica, oggetti semplici e fragilissimi, e per questo meravigliosi.
Riccardo Ferrazzi, Premonizioni. Punti di contatto tra umano e divino nell’antichità, Oligo
Alessandro Magno, Giulio Cesare, Mosè, Gesù e, ancora, Costantino. Cosa hanno in comune? Hanno avuto delle premonizioni. Con sogni e visioni hanno intravisto porzioni di futuro. In questo breve saggio si parlerà di oracoli antichi (caldei, etruschi, greci e romani), ma anche di personaggi storici, uomini illustri e fondatori di grandi religioni, per provare a capire in cosa credessero le società che ci hanno preceduto.
«Gli antichi ritenevano che il destino di ogni uomo fosse scritto nella totalità della Natura in un modo inattingibile alla ragione dialettica; dunque, per squarciare il velo del futuro, bisognava collocarsi al di là della ragione. E per questo motivo sibille e indovini procuravano di raggiungere uno stato di “furore profetico”, naturale o indotto. Non è un’idea soltanto greca: i profeti ebrei asserivano di parlare invasati, al punto da essere niente più che una bocca attraverso la quale parlava Dio. Nella tradizione slava i veggenti sono persone mentalmente disturbate che, quando non profetano, sono considerate gli “scemi del villaggio”. In Siberia e fra i nativi americani gli sciamani erano (e sono, infatti ne esistono ancora) ritenuti come minimo degli originali. Una caratteristica comune ai profeti e veggenti di tutte le latitudini era che fossero un po’ folli o posseduti da uno spirito o almeno che avessero visioni durante il sonno. La comunicazione privilegiata dell’indovino con la Natura prendeva le mosse dalla convinzione che il cosmo non fosse governato dal caso, ma dal fato. Per i veggenti il futuro non è casuale e imprevedibile come il lancio dei dadi, ma discende da una ferrea logica trascendente. E siccome la logica del fato va ben oltre la ragione umana, per conoscere il futuro le sibille non cercavano di interpretare dei segni ma, al contrario, facevano tacere la ragione per entrare in sintonia con la Natura».
Giorgio Caponetti, Avanti! Ma non troppo. L’insospettabile vita di Edmondo De Amicis, Francesco Brioschi Editore
Costruendo un arco narrativo che va dalla seconda metà dell’Ottocento fino ai primi del Novecento, Caponetti amplia i confini entro cui è stretto da troppo tempo il ricordo di De Amicis, facendo emergere il ritratto non retorico di colui che si cela dietro l’autore: il ragazzo, l’uomo e il padre
Ogni sequenza dettagliata di fatti assume la forma del racconto. Ma “Avanti!” ha qualcosa in più, gli inserti autografi di uno scrittore tanto prolifico quanto sfaccettato: Edmondo De Amicis. Chi lo associa esclusivamente a uno dei più grandi classici italiani, il libro “Cuore”, si sbaglia di grosso. Attraverso le sue opere, compresi articoli e diari di viaggio, ripercorriamo non solo le tappe fondamentali della sua storia personale, ma anche alcune della Storia con la maiuscola. In un appassionante ritorno al passato, scopriamo una vita più avventurosa di quanto si possa immaginare, tra trionfi e cadute, amori e tragedie, impegno culturale e incursioni nella scena politica. Scopriamo un grande sostenitore di quel Socialismo che sognava di cambiare il mondo. E che in parte lo avrebbe fatto, anche grazie a lui. Costruendo un arco narrativo che va dalla seconda metà dell’Ottocento fino ai primi del Novecento, Caponetti amplia i confini entro cui è stretto da troppo tempo il ricordo di De Amicis, facendo emergere il ritratto non retorico di colui che si cela dietro l’autore: il ragazzo, l’uomo e il padre.
Luigi Weber, Navi nel deserto, Il ramo e la foglia
«Uscii dal mio nascondiglio soltanto quando fui certo che gli alianti se ne fossero andati. Le loro grandi ombre avevano cessato di danzare silenziose sulla sabbia, tremolando come luci nell’acqua ogniqualvolta incontravano dei rottami affioranti dalla pelle granulosa del deserto; e fu allora, sgattaiolato fuori dall’anfratto in cui avevo trovato rifugio – non era poi altro che l’abitacolo rugginoso d’una vecchia automobile rovesciata – che riconobbi un complice sorriso nelle larghe cromature ossidate, di quello e dei tanti veicoli ammassati all’intorno. Mentalmente li ringraziai. Dopo giorni e giorni vissuti da braccato, avevo bisogno d’un po’ di cordialità, anche solo quella metallica di qualche centinaio d’auto abbandonate. […]»
Se c’era un detto autentico in bocca a quello sputasentenze di Schomberg, era “la mia strada la segnano i fuochi nella notte”. In un deserto punteggiato di piccole oasi, di rocche fortificate alte su speroni di pietra, tra piste di terra battuta per navi a ruote e città abbandonate che emergono dalle sabbie come relitti, giocano a scacchi con il destino e la morte un giovane capitano inesperto, un traditore, un naufrago, un uomo ossessionato dal desiderio di vendetta, una ragazza inquieta e la sua nutrice. Naviganti, Pirati, Isolane e Cittadini dividono una terra aspra, inospitale, e se la contendono intrecciando odio, pregiudizi, incomprensioni. Attorno a loro, da ogni parte, si innalzano lenti nel cielo i sette pilastri della distruzione. I grandi romanzi e i personaggi di Joseph Conrad, affondati, sbriciolati e dispersi in un mare solido, tornano a incontrarsi e scontrarsi lungo le piste di una storia tutta nuova. Questo libro è figlio illegittimo di molti padri: di Joseph Conrad, gli echi dei cui personaggi possiamo trovare più nitidamente tra le righe, ma anche di altri autori, tra i quali Melville, Ballard, Michele Mari, Petronio; e non meno dei tragici greci e delle fiabe persiane. “Navi nel deserto” è una storia di relazioni umane in un imprecisato altrove, spaziale e temporale, dove le vestigia di quella che sembra essere stata la nostra epoca sono ricoperte dalle sabbie del deserto, nuovo scenario di amicizie, amori e tragedie umane.
Sei titoli per Algra in uscita lunedì 30 gennaio
AA. VV., Un bellissimo narrare. Raccolta antologica Premio Ercole Patti, Algra
Dieci narrazioni per dieci autori (Una vita a cottimo di Giusi Arimatea; Cerco disperatamente qualche cosa che mi manca tanto di Consuelo Consoli; Il respiro del mare di Carlo Monteleone; Non ora, pa’ di Daniela Pellegrino; 9 novembre 1943 di Sandra Puccini; Il libro di Natale. Storia di un soldato italiano in Jugoslavia di Andrea Puglisi; La doccia di Marco Rinaldi; Segreto in cattedrale di Lucia Russo; X di Loredana Trovato; L’altra faccia della luna di Giuseppe Vetromile).
Giuseppe Crispi, Per grazia (non) ricevuta, Algra
Tradizioni popolari e avvenimenti storici, quelli della seconda guerra mondiale, fanno da sfondo al racconto che prende spunto e si snoda seguendo le note contenute in un vecchio quaderno, una sorta di diario, rinvenuto per caso, dopo un sisma, all’interno di una cassapanca. Turi è un giovane siciliano che unisce al lavoro nei campi l’interesse per la letteratura. S’innamora, ricambiato, di Grazia, ma lo scoppio del secondo conflitto mondiale e, dopo il suo arruolamento, la partenza per la Russia, sconvolgeranno la sua vita e quella delle persone che lo circondano.
Salvatore Borzì, Il colore del buio, Algra
Anche il buio ha un colore. Quello della luce, che prima o poi non puoi non vedere mentre ti trovi nel nero dell’oscurità cui spesso la vita ti costringe con tutto il suo carico di dolore. Lo sa bene la protagonista, Margareth, che riesce a riscoprire la sua luce grazie a Ermocrate, un professore tutto particolare di Letteratura greca, che le pianta nel cuore il bisogno della memoria, di chi siamo stati per capire chi vogliamo essere, e di combattere per un’idea, un sogno, poco importa se si vince o perde, perché ciò che conta è la lotta, la sola che sa dare senso alla vita. È la tua luce.
Milena Privitera, Straniere a Taormina, Algra
Le viaggiatrici arricchiscono la letteratura odeporica con l’empatia e la sensibilità tipica delle donne. I loro racconti sono diversi ma tutti interessanti volti a evidenziare la bellezza mozzafiato dei luoghi e ad affrontare temi di carattere sociale e addirittura politico. Le viaggiatrici osservano, analizzano, annotano descrivono fatti di vita giornalieri, usi e costumi locali, ricostruiscono vicende storiche, riferiscono di incontri che segnano le loro vite. Grazie al viaggio conoscono altre culture e affermano la propria libertà nel pensare e nel comportarsi. Attraverso i loro occhi scopriamo una Taormina antica che non esiste più ma che dovremmo sempre e per sempre custodire nel nostro cuore.
Salvatore Musumeci, Pagine sparse… Storia e storie di Sicilia… Conoscere per conoscersi (4 volumi), Algra
«Quante Sicilie esistono? Si chiedeva lo scrittore Gesualdo Bufalino, e non poteva che rispondere: “Molte”. “Vero è che le Sicilie sono tante, non finiremo mai di contarle: vi è la Sicilia verde del carrubo, quella bianca delle saline, quella gialla dello zolfo, quella bionda del miele, quella purpurea della lava; vi è la Sicilia ‘babba’, cioè mite, fino a sembrare stupida e la Sicilia ‘sperta’, cioè furba, dedita alle più utilitarie pratiche della violenza e della frode; vi è una Sicilia pigra e una frenetica, una che si estenua nell’angoscia della roba, una che recita la vita come un copione di carnevale e una, infine, che si sporge da un crinale di vento in un accesso d’abbagliato delirio…”. Di tutte queste Sicilie e dei molti modi d’essere siciliani ci offre un repertorio straordinario e coinvolgente il testo di Salvatore Musumeci, che è un testo di storia della Sicilia, ma anche di storie dei siciliani». (Dalla prefazione di Domenico Cacopardo)
Sandra Marchese Nicotra, Solo per caso, Algra
“Quel delitto era particolarmente crudele, mostrava una mentalità da insetto, come l’ichneumonidae che penetra nel corpo della vittima, ne paralizza il cervello e permette alla larva di nutrirsene dall’interno”. Un paesino tranquillo, abitato da gente semplice; una grande fabbrica; una famiglia importante; due cugini rivali da sempre. E poi… un delitto impensabile. Riuscirà il commissario Rienzi a trovare il bandolo di una matassa imbrogliatasi, apparentemente, “solo per caso”?
H.G. Wells, Paura e mistero. Racconti, Lorenzo de’ Medici Press
Fantasmi inquietanti, mostri degli abissi, assassini spietati, orchidee mortali, escursioni nell’aldilà… Finalmente disponibili in una nuova traduzione dodici racconti introvabili di H. G. Wells, tutti dedicati al genere “noir” nelle più diverse sfaccettature. L’autore de La guerra dei mondi e La macchina del tempo ci trasporta fra gli incubi dell’animo e le paurose vicende legate a inspiegabili fenomeni della natura. Racconti che al tempo stesso spaventano e divertono in un continuo caleidoscopio di emozioni. Timori e terrori raccontati con l’inventiva e la maestria inconfondibili di uno dei più grandi romanzieri inglesi tra Otto e Novecento. Titoli dei racconti: “Sotto i ferri”, “La stanza rossa”, “I successi di un tassidermista”, “Il bacillo rubato”, “Il furto di Hammerpond Park”, “La fioritura della strana orchidea”, “Nell’osservatorio di Avu”,“Il fabbricante di diamanti”, “Il tesoro nella foresta”, “L’eccezionale caso degli occhi di Davidson”, “I predoni del mare”, “La valle dei ragni”.
Aphra Behn, La monaca. La bella che trasgredì il voto, Lorenzo de’ Medici Press
Per la prima volta tradotto in italiano, il romanzo breve La monaca rientra nella tematica più genuina di Aphra Behn: la polemica contro la repressione del desiderio femminile, vuoi con i matrimoni combinati, vuoi, come qui, con il voto monacale. La storia ne mostra i disastrosi effetti: la giovane Isabella, che avrebbe potuto vivere felice nel mondo, avrà prima l’anima dolorosamente lacerata, poi fuggirà dal convento rubandone i beni, e infine verrà spinta al delitto. The History of the Nun, uscì nell’anno della morte di Aphra, il 1689. Durante la sua vita Aphra Behn aveva destato scandalo, sia per la rappresentazione letteraria del desiderio femminile sia per la sua libertà di vita. Ebbe amanti di entrambi i sessi ed ebbe in particolare una relazione con l’avvocato John Hoyle, notoriamente bisessuale. Dopo secoli di discredito, negli ultimi decenni l’opera di Aphra Behn è stata ampiamente rivalutata, soprattutto da scrittrici e critiche femministe. Un vero elogio le fu tributato da Vita Sackville-West con il volume Aphra Behn – The Incomparable Astrea (1927). Virginia Woolf, in A Room of One’s Own (1929) inserisce un’intera sezione dedicata a lei.
«Il contrasto tra la scelta della vita religiosa e le pulsioni naturali si manifesta in Isabella – la protagonista del racconto – ancor prima di aver preso i voti. Come la Giulietta di Shakespeare (e la sua amica Katteriena, ormai monaca nello stesso convento) ella avverte il desiderio amoroso già a tredici anni. Si sente attratta dal suo innamorato, il giovane Villenoys, ma per i condizionamenti cui è stata sottoposta è convinta che non le sia permesso amare. Per questo, a differenza di Giulietta, reprime la spontaneità del suo sentimento, e respinge Villenoys per seguire la strada che le è stata additata e che crede di avere scelto di sua volontà. Quando, dopo aver preso i voti, Isabella confessa a Katteriena il suo amore per Henault, il fratello di lei che viene spesso a visitarle, si dichiara “troppo sincera per far ricorso alla menzogna in qualsiasi cosa”. Senza dubbio in quel momento non mente; ma quando, ascoltando non vista la conversazione tra Katteriena e il fratello, apprende di essere amata da lui, non si fa scrupolo di ricorrere alla finzione con l’amica, allo scopo di assecondare il suo amore e far credere che l’iniziativa sia partita da Henault. È il primo passo verso la corruzione morale di Isabella, che in seguito la porterà a colpe ben più gravi; ma è anche l’inevitabile effetto del condizionamento imposto su un carattere che altrimenti avrebbe conservato la sua nobiltà Per vincere il desiderio, Isabella tenta onestamente la via delle pratiche penitenziali; ma, sembra dirci Aphra Behn, il desiderio – anzi la natura – non può essere conculcato da nessuna regola religiosa. Anche Isabella dovrà alla fine riconoscere la vanità di questi sforzi; Il modo di pensare cui è stata abituata non le permette di dar corso autonomamente alla propria scelta. Possiamo riconoscere qui una condanna implicita, ma senza appello, da parte di Aphra Behn, delle costrizioni cui la donna viene sottoposta in nome della religione» dalla introduzione di A. Setaioli.
Gli eventi
Il 26 gennaio a Giarre il “processo” al Tornello dei dileggi
Giovedì 26 gennaio, alle ore 19.30, allo Yoghi Food di Corso Italia 135 a Giarre, il format “Caccia all’autore”, dove viene processato un libro, vedrà gli avvocati Patrizia Lionti e Mario Cavallaro a battagliare alla presenza del giudice, lo scrittore Vladimir Di Prima, su “Il tornello dei dileggi“, Arkadia. Un vero e proprio processo ai libri che hanno segnato a svolta nell’editoria contemporanea.
Il 27 gennaio a Sant’Agata li Battiati l’Agata rubata di Valerio Musumeci
Venerdì 27 gennaio, in pieno clima di pre-festività agatine, in calendario il secondo incontro della rassegna “VenerDìLibri” al caffè m’Baruzzo di Via Bellini 33, a Sant’Agata Li Battiati, con “Agata rubata” di Valerio Musumeci, edito da Bonfirraro.
Perché la festa di Sant’Agata è stata annullata? Perché Alessandro Amenta, sindaco di Catania, ha lasciato la città dopo aver firmato l’ordinanza? E perché alcuni autobus stanno prendendo fuoco, seminando il panico tra i cittadini? Salvo Lanza, firma di punta de L’Occhio, non capisce cosa stia accadendo. Nemmeno Sonia, moglie del sindaco e sua amante, riesce a dargli una traccia. Il giornalista si trascina in una città popolata da angeli e demoni, fattucchiere e sacerdoti folli, mafiosi e politicanti da strapazzo, senza trovare una soluzione. Finché l’incontro con un misterioso giovane lo metterà sulla strada della verità. La verità è incomprensibile, più di tutto il resto. Lanza avrà soltanto pochi giorni per provare ad afferrarla. Forse il motivo di ciò che sta accadendo è nascosto nel suo passato. E lui deve riuscire a scoprirlo, prima che Catania precipiti nel caos, e trascini tutti con sé.
Salvatore Massimo Fazio
Il link alle segnalazioni su SicilyMag: https://bit.ly/3kIC8nC
Il libro di Carlos Castán si chiude con un dialogo, che è tutt’altra cosa della solitudine cui pure il suo museo è intitolato. Nei ringraziamenti ai suoi traduttori italiani, Alessandro Gianetti e Marino Magliani, l’autore parla di una traduzione che gli dà l’impressione di “passare in bella tutto il tremito del mio pensiero” e arriva a omaggiare l’italiano (già raggiunto, peraltro, con la traduzione di Federico di Vita di La cattiva luce, per Egg Edizioni, nel 2015) in quanto “lingua meravigliosa che per me è nata nelle lontane oscurità dei cinema di sabato (strade neorealistiche e dee di quartiere, terra che trema e biciclette rubate), il cui suono rendeva la vita un po’ meno dolorosa”. Dolore che invece permea tutti e dodici i racconti del libro: dei film del neorealismo italiano permane soltanto il bianco e nero, spesso rimescolato tumultuosamente da una costante pioggia battente, o addensato nella grigia nebbia che, in modo ricorrente, cala su tutte le cose, accentuando l’effetto di isolamento. La solitudine, d’altra parte, è ciò che spinge a riflettere, parlare e raccontare, secondo una tensione duplice, a tratti schizofrenica, che tende, da un lato, al frammento (nella solitudine, si è spesso occupati interamente, e quasi in ogni momento, dall’essere soli), e dall’altro al monologo fluviale. Quest’ultima direzione è poi accentuata dallo stile di Castán, lirico e immaginifico – come si scopre già poche pagine dopo l’inizio del primo racconto, Viaggio di ritorno – fino a risultare “becqueriano, nella migliore accezione del termine» e, dunque, «post-romantico per eccellenza” – per stare alle definizioni, senza dubbio azzeccate, di Marta Sanz. Nei racconti del libro, però, non vi è mai una deriva che sia pienamente sentimentalista, né gli squarci lirici riescono ad annichilire la vena narrativa dello scrittore che, ad esempio, in un racconto come L’aroma dell’oscurità (dove fa capolino quel “museo della solitudine” che dà il titolo all’intero volume) sfiora i territori del thriller e dell’horror. Di certo vi è spesso una spinta, inevitabilmente triste e senza consolazione, alla riflessività e alla meditazione, un tratto che accomuna molti dei personaggi, imprimendo virate improvvise verso i territori ora della filosofia, ora della tragedia (in senso esistenziale). Virate che riscattano la stessa scrittura “post-romantica” di Castán, che altrimenti rischierebbe di apparire come l’esercizio di stile di uno scrittore, magari alle prime armi, preso, come spesso accade, da quell’acerbo nichilismo che talvolta, specie in poesia, riceve la definizione di “maledettismo”. C’è molto di più, in questo libro: lo segnalano i racconti già citati, che, insieme a Molte volte, cara Laura e ai conclusivi Frammenti di un album spezzato, rappresentano per chi scrive le punte più alte, fra le dodici narrazioni proposte. Ed è l’ultimo racconto, in particolare, a proporre due epigrafi egualmente importanti per decifrarne la scrittura. Dell’accademico, narratore e poeta Rafael Argullol – nato nel 1949, e quindi di almeno una generazione precedente a quella di Castán, nato invece a Barcellona nel 1960 – è il monito sulla memoria e il suo “tribunale permanente anche se arbitrario”: una minaccia costante, nell’arco dei dodici racconti del libro, data l’influenza fondamentale che può avere la memoria, e le sue distorsioni, nel dare forma alla solitudine. Segue una citazione da L’arco e la lira di Octavio Paz, il saggio dell’autore messicano (premio Nobel per la letteratura nel 1990) che ha avuto un’importanza fondamentale nella poesia in lingua spagnola del secondo Novecento. Conviene riportarla per intero: “Il poema traccia una linea che separa il momento privilegiato dalla corrente del tempo: in quel qui e ora comincia qualcosa: un amore, un atto eroico, una visione della divinità, un momentaneo stupore davanti a quell’albero o alla fronte di Diana, liscia come una muraglia levigata”. A questa concezione epifanica della scrittura poetica Castán accosta, implicitamente, una simile inclinazione all’epifania nella struttura del racconto, ribadendo, allo stesso tempo, e su un piano più squisitamente metaletterario, la propria invidia per la poesia. Un’invidia che, come si è già detto, porta a una sorta di imitazione (quanto alla forma, e non come giudizio di valore) che non è mai pedissequa o completa, lasciando margine a chi legge, nello spazio riservato allo scarto dell’immaginazione, per tornare a sentire anche la propria, irredimibile, solitudine.
Lorenzo Mari
Il link alla recensione su Pulp Libri: https://bit.ly/3CiaNyU