“Il desiderio imperfetto” (Arkadia, 2025) di Sebastiano Martini è un romanzo breve che cattura il lettore con la sua delicatezza e profondità, raccontando una storia di amicizia, ambizioni e crescita personale. Sebastiano Martini, classe 1978, avvocato civilista e scrittore, conferma una notevole sensibilità narrativa e una profonda comprensione dell’animo umano. Ispirato da autori come Hemingway e Scott Fitzgerald, con “Il desiderio imperfetto” alimenta la vena creativa che lo ha portato a pubblicare un titolo ogni anno a partire dall’esordio con “Covadonga” (Edizioni Leucotea, 2019), fino a “Il mare delle illusioni”, uscito sempre con Arkadia nel 2023 e proposto al Premio Strega. Ambientato nel pittoresco borgo di Montemarcello, incastonato tra Liguria e Toscana, il libro offre uno sfondo paesaggistico placido e incontaminato, che diventa quasi un personaggio a sé stante, contribuendo all’atmosfera intima e riflessiva della narrazione. La storia ruota attorno a due amici d’infanzia, Fabrizio ed Enrico, cresciuti insieme in questo piccolo paese affacciato sul mare. Enrico, fin da bambino, è determinato a diventare un artista, mentre Fabrizio, più introverso e riflessivo, scopre la sua passione per la scrittura. I due amici rappresentano due percorsi di vita diversi: Enrico, intraprendente e ottimista, sembra destinato a realizzare i suoi sogni, ha successo, viaggia; mentre Fabrizio, più insicuro e legato al suo paese natale, si scontra con le difficoltà del mondo editoriale. Martini descrive con maestria i contrasti tra i due personaggi, mettendo in luce le loro speranze, delusioni e il loro modo diverso di affrontare le sfide della vita. Fabrizio, in particolare, è un personaggio complesso e introspettivo, la cui crescita personale è seguita con empatia dall’autore. Attraverso le sue esperienze, il lettore viene portato a riflettere sui temi dell’ambizione, della realizzazione personale e del prezzo che a volte si deve pagare per seguire i propri sogni. Un originale espediente narrativo del romanzo è l’uso delle e-mail che Fabrizio riceve dalle case editrici alle quali propone i suoi testi. Sono rifiuti o richieste di pubblicare a pagamento che segnano il fallimento delle sue aspirazioni. Personaggi secondari del romanzo sono Vincenzo De Petri, scrittore di una certa fama che trascorre le estati a Montemarcello, e al quale Fabrizio affida le sue speranze di riconoscimento letterario e Ines, una giornalista anticonformista che lo aiuta a navigare nel complicato mondo editoriale. Il paesaggio di Montemarcello, con le sue isole sullo sfondo (Palmaria, Tino e Tinetto), è descritto con ricchezza di dettagli e rappresenta un luogo di rifugio e di ispirazione per i personaggi, ma anche un confine che limita le loro ambizioni. Fabrizio, in particolare, si trova costantemente in bilico tra il desiderio di esplorare il mondo e l’attaccamento al suo paese natale. L’epilogo del romanzo è inatteso e lascia il lettore con un senso di ambivalenza, riflettendo la complessità della vita e delle relazioni umane. Quando Fabrizio sembra ormai aver preso una strada che rinuncia a ogni ambizione letteraria, una serie di eventi fortuiti e un po’ rocamboleschi fanno arrivare quell’e-mail che mai si sarebbe aspettato e un altrettanto inopinato messaggio del padre scomparso. Per la sua vita si apre una nuova pagina bianca.
Alfredo Imbellone
La recensione su Rocca
Una gigantesca balena emerge dalle acque del promontorio mentre la sua forma monolitica scalfisce l’alba di un cielo ancora dormiente portando scompiglio tra le acque di Montemarcello. Siamo soltanto a pagina uno, Fabrizio è l’unico testimone silente di quell’atto di forza primordiale ma il suo stupore è un’onda che s’infrange nuovamente, come la prima volta, trent’anni prima, quando l’uroboro della sua esistenza doveva ancora compiere il primo giro di boa e il suo desiderio non si era già trasformato in ossessione. Di balene reali e metaforiche Melville aveva fatto scuola e Sebastiano Martini, che dalla buona letteratura ne ha forgiato arti e mestieri lo sa bene, perché di tributi alle pagine della tradizione letteraria, né Il desiderio imperfetto (Arkadia Editore) ve ne sono assai. Menti fini e sensibili come La Capria, Montanelli, Montale (per citare solo alcuni conterranei) che delle parole ne hanno fatto una forma d’espressione, un monito di vita, un insegnamento ricorrente. La scrittura è un fuoco che scalda ma più spesso brucia, chi ne pratica lo sa bene. Parte tutto da una scintilla, che sia talento innato o l’innesco fornito da un libro donato ogni compleanno da un padre scomparso (come nel caso del nostro protagonista Fabrizio) una volta che la prima fiammella trova steppa nel suo braciere, non vi è più modo di sottrarsi. Da qui l’ossessione, la voglia e il bisogno, il veder solo quello ed esser disposti a sacrificare tutto il resto: famiglia, viaggi, relazioni, anche se spesso non sembra, anche se dall’esterno pare che la vita possa ancora procedere per obiettivi traversi e soddisfazioni parallele, la mente dello scrittore resta sempre lì, in quella storia germinale, in quelle parole che non risiedono mai nel posto perfetto, in quelle frasi che nella testa continuano ininterrottamente a ricomporsi e spostarsi come un mosaico schizofrenico che può trovar pace solo a pubblicazione avvenuta. Ma se questa pubblicazione non si compie? Se non vi sono lettori alle parole sudate? Se non vi è nessun palcoscenico testimone al sacrificio di una vita intera, quale può essere, dunque, lo scopo di tutto questo martirio? Martini parte da uno spauracchio settoriale (l’impossibilità per Fabrizio di trovare un editore che dia alle stampe la sua opera) per ampliare il suo discorso a un timore ben più diffuso e universale: l’incapacità di realizzarsi in un percorso di vita. L’angoscia che sfianca le giornate di Fabrizio è la stessa mandragora che solletica gli sforzi dell’amico Enrico, compagno di banco di una Montemarcello sospesa nel tempo, una terra ammaliante e castrante che prende forma nella prosa pacata ed elegante di un affresco tratteggiato senza fretta. Un estuario di terra e mare che compensa le ridotte aspirazioni fruibili con infiniti scorci costieri di rocce albine, puntellate di vegetazione incolta e anfibi dalle movenze primordiali. Suona strano sentirsi inadatti a tale paradiso eppure, anche a Enrico, questo grumo di case affacciato sul Golfo dei Poeti sta stretto fin dalla nascita. Anche lui, come l’amico Fabrizio, si titilla nei sogni di trasferte intercontinentali, tra vernissage con “la gente e conta”, coltivando il sogno di diventare prima pittore, per poi esser costretto a deviare la sua dedizione verso un’utopia più pragmatica, alla continua ricerca di investitori che possano finanziare il suo Brain: un progetto pioniere che fonde arte contemporanea ed energie rinnovabili. Sognare in grande, svezzati in un piccolo nido è una storia che si ripete di continuo eppure anche lì, in quel promontorio inguaiato tra Liguria e Toscana, qualcuno ce l’ha fatta: è il caso di Vincenzo De Petri, penna nota e rinomata che trascorre le sue estati a Montemarcello a cui Fabrizio cercherà in tutti i modi di far leggere il suo manoscritto affidandosi anche ai consigli esperti e le rassicurazioni della sua consorte Ines, donna di grande cultura, disponibilità ed empatia, lei stessa autrice di fama nazionale. Come nel precedente Il mare delle illusioni, la prosa stenopeica di Martini si sviluppa per sottrazione. Laddove si sarebbero potuti imbastire infiniti monologhi autocommiseranti sui ripetuti rifiuti incassati da Fabrizio, l’autore sceglie invece di concentrare l’amarezza in una serie di sterili email di rifiuto che, chi bazzica un minimo nel panorama editoriale, conosce fin troppo bene. La solitudine che ne traspare viene dunque amplificata attraverso un senso di stasi trasmessa dai luoghi, più che dai personaggi. Leggere Martini e come poggiare l’orecchio contro una conchiglia lasciando che siano le frequenze e le suggestioni acquisite ad amplificare la fascinazione di uno stile che nasconde, dietro un’apparente semplicità, la ricerca di un’armonia continua e uniforme, lontana dagli steroidismi letterari. È l’incedere asincrono, accogliente e ammaliante di una penna che non ha bisogno di urlare, che si adagia su una melodia ritmata da descrizioni semplici e personaggi definiti con pochi, centellinati tratteggi. Leggere Martini suscita, in chi scrive, la sensazione calda e accogliente di un ritorno ai luoghi di una nostalgia nota che si compie nell’impossibilità di realizzare i sogni e le ambizioni di un uomo come tanti. I suoi fallimenti sono i nostri inciampi, le sue insicurezze sono le voci notturne che ognuno di noi, in quel bizzarro tragitto chiamato vita, ha imparato ad accogliere per farne sostegno. Sia dunque questo desiderio imperfetto un inno melanconico alle storie lievi, emerse tra le increspature di un mare pacato le cui onde non sono mai burrasca semmai dolce risacca, un moto melanconico di seducente risonanza che ritorna, che rimane.
Stefano Bonazzi
La recensione su Satisfiction
«Il libro di Martini è un piccolo poemetto, sia pur in prosa, sul velleitarismo quale latente dimensione sottesa al carattere e al comportamento conseguente di molti di noi.» Claudio Strinati
Vi è dunque una relazione così simbiotica, come traspare in maniera potente dalle pagine di questo romanzo, tra il desiderio perseguito con la più feroce e tenace purezza e la velleità?
È uno dei tanti temi de Il desiderio imperfetto che, tramite la metafora dell’arte della scrittura, esalta le complessità alla base di ogni desiderio in maniera universale, radicandosi nella natura e nei rapporti umani con tutte le sue immancabili dicotomie. Le vocazioni irrinunciabili da perseguire, la lotta costante e introspettiva che ogni individuo prova durante il suo percorso di vita, i legami d’amicizia come antico archetipo di purezza, le radici famigliari come trampolino personale per la formazione avvenire, sono le tante materie che l’autore tratta con spontanea e innata eleganza, e delicato equilibrio, in questo romanzo stratificato dagli svariati risvolti umani. Il libro, uscito il 17 gennaio 2025 con la casa editrice Arkadia, è stato proposto dal critico d’arte Claudio Strinati per il Premio Strega 2025; l’autore, Sebastiano Martini, non è un emergente tra i nomi della lista della selezione, già nel 2023 il critico letterario Giovanni Pacchiano presentò per la prima volta Il mare delle illusioni (Arkadia, 2023). Fabrizio ed Enrico, conosciutisi tra i banchi dell’unica scuola elementare di Montemarcello, sono legati da una profonda e solida amicizia; quando da piccoli furono ripresi dalla maestra con l’accusa di essersi copiati a vicenda durante la stesura di un tema, mai avrebbero immaginato negli anni a seguire che quell’episodio avrebbe così determinato il loro legame e la loro visione della vita. Così piccoli, ma già con caratteri ben definiti: Enrico, solare, determinato, in quell’occasione confida all’amico il desiderio di diventare un artista, precisamente un pittore; Fabrizio, più introverso e riflessivo, non sa ancora che strada sceglierà, ma la passione e la curiosità che crescono leggendo i grandi classici, in maniera più silente faranno germogliare un sogno, un’esigenza, una necessità inestinguibile: scrivere.
«Scrivere è un impulso al quale non so resistere, è ciò che mi fa alzare la mattina, che mi tiene in vita, che mi toglie il sonno.»
Quindi Montemarcello, paesino incastonato tra la ricca vegetazione ligure, affacciato sul Golfo dei Poeti, che costituisce la suggestiva e sostenuta cornice che sublima l’inseguimento del desiderio di Fabrizio di diventare uno scrittore, di poter quindi dedicare la sua vita alle parole, come mezzo necessario per canalizzare la sua espressività. Questo luogo scelto dall’autore è già di per sé un messaggio metaforico, Montemarcello, con Punta Corvo, era una località estiva molto amata da scrittori, giornalisti e intellettuali tra i quali Montanelli, Bocca, Fortini, Sereni e Montale. L’autore, con occhi sensibili per la natura affascinante dei luoghi marini, come Biamonti e Campana descrive questo luogo potenziandolo con una prosa lirica, rendendo omaggio a due grandi archetipi letterari: il mare e la figura della balena che, con la loro forza e il loro mai svelato mistero, sono elementi incontrollabili, generatori di occasioni.
«Un geco sospeso nel bianco, attende in statica quiete che il sole scaldi i mattoni, che il vento avvicini a lui qualche minuscola preda: un piccolo rettile di grigio maculato a ricordargli che, dopotutto, è un uomo mediterraneo.»
Nella narrazione dalla trama articolata su diversi livelli temporali, oltre Enrico, nella vita di Fabrizio si alternano figure che a loro modo influenzano e influenzeranno quest’ultimo e il suo destino, personaggi dalla piena, rotonda ed efficace caratterizzazione, che si relazioneranno con il protagonista, chi con purezza, chi con ambiguità, chi con discreta vicinanza, come una non detta geometria disegnata e atta a esaltare le differenti varietà dell’indole umana.
«Siamo soltanto degli illusi, dei velleitari. Conosci il significato della parola velleità?»
Leggendo le pagine di Martini si trova anche la risposta, legata non solo alle vicende e alla natura dei personaggi, ma anche al titolo. Non vi è la necessità di essere artisti per porsi un interrogativo del genere, è nell’stinto umano coltivare piccoli o grandi sogni, curare desideri perfetti o imperfetti, cullare illusioni, ed è questo che rende questo romanzo così ben congegnato, un momento di concreta riflessione. In una cornice fascinosa, in una vibrazione quasi onirica, la scrittura potente ed evocativa dell’autore veicola con profondità diversi messaggi, ma quello dal vigore più impattante è il sottointeso che l’autore tramette ai lettori: l’importanza e la rilevanza che noi e gli altri attribuiamo alle velleità nelle nostre vite.
Federico Conte
La recensione su Exlibris 20
Descrizione:
Montemarcello è un piccolo borgo posato sopra un promontorio, incastrato tra Liguria e Toscana, affacciato sul mare. Lì vivono Fabrizio ed Enrico, amici fraterni, cresciuti insieme nell’incanto della natura che li circonda, accomunati dall’attitudine alla sensibilità. Enrico sa, fin da bambino, che diventerà un artista mentre Fabrizio, quasi per caso e a seguito di un episodio familiare – di quelli che deviano il corso delle cose –, si immerge prima nella lettura e poi nella scrittura. Cresce così in lui la consapevolezza di voler diventare uno scrittore. Nel suo percorso di formazione scopre la grande letteratura fatta di ombre venerate e distanti, come quella di Vincenzo De Petri, il famoso autore che trascorre le sue estati in paese, e si imbatte nella figura di Ines, una donna anticonformista, giornalista e critica letteraria, che si offre di aiutarlo a trovare un editore per il suo romanzo. Le ambizioni di Enrico, sospinte dalla sua intraprendenza e capacità di ignorare gli sgambetti della vita, paiono concretizzarsi, mentre i sogni di Fabrizio, più introverso e poco incline a muoversi dal paese, si frantumano nella complessità del mondo editoriale. Una storia di amicizia e di crescita, sullo sfondo di un paesaggio placido e incontaminato.
Recensione:
Fabrizio ed Enrico sono due amici, cresciuti insieme nella splendida cornice di Montermarcello, al confine tra Liguria e Toscana, luogo magico, scelto dall’autore. Già dalle prime pagine si intuisce il legame che Fabrizio ha con questa terra, con i profumi tipici della macchia mediterranea. Fabrizio è uno scrittore, Enrico un pittore, due artisti molto diversi tra loro, sebbene legati da un sentimento d’amicizia che li terrà sempre uniti, nonostante le loro differenze. Il primo ancorato alle sue radici, alla ricerca di risposte più che al vero successo, il secondo invece meno meditativo e intenzionato a sfondare, con un grande progetto a cui tiene molto. Fabrizio possiede una “vena malinconica” di sensibilità, che l’autore è riuscito a descrivere molto bene e che si avverte tra le pagine del libro, quasi come se uscisse fuori da queste ultime per avvolgere il lettore. Il romanzo narra in maniera delicata, mai leziosa, il cammino di vita di Fabrizio, che va di pari passo con il percorso del suo primo romanzo, che fatica a pubblicare. Ho apprezzato molto l’inserimento nel racconto, di come funziona il mondo dell’editoria, essendoci passata anche io. Fabrizio è un ragazzo, e poi un uomo, che non segue l’inesorabile avanzata delle novità del tempo, mentre l’editoria cambia, si evolve e ciò che prima era considerata una buona opera, oggi risulta “vecchia”, un po’ come la moda, soppiantata da qualcosa di più attuale, che “funzioni”. La scrittura sensibile dell’autore vi catapulterà tra i profumi di salsedine e rosmarino della Liguria, a riflettere sullo scorrere del tempo, su cosa sia l’ambizione e se, a volte, un sogno è bene che resti tale, per non perdere la sua magia.
La recensione su Italians Do It Better Books Edition
Nasce a Parma nel 1978, città dove vive e lavora come avvocato civilista. Ha pubblicato i romanzi Covadonga (Edizioni Leucotea, 2020), La notte dell’acqua alta (Edizioni Ensemble, 2020), Stato passivo (Edizioni Ensemble, 2021), In Costa Azzurra con Scott Fitzgerald (Giulio Perrone, 2024). Per Arkadia ha dato alle stampe Il mare delle illusioni (2023), proposto al Premio Strega 2023, finalista al Premio Letterario città di Salsomaggiore e 3° vincitore del Premio Lord Byron, e ha pubblicato Il desiderio imperfetto (2025).
“Il desiderio imperfetto” di Sebastiano Martini (Arkadia)
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Sebastiano Martini nasce a Parma nel 1978, città dove vive e lavora come avvocato civilista. Ha pubblicato i romanzi Covadonga (Edizioni Leucotea, 2019), La notte dell’acqua alta (Edizioni Ensemble, 2020), Stato passivo (Edizioni Ensemble, 2021), Il mare delle illusioni (Arkadia Editore, 2023), proposto al Premio Strega 2023 da Giovanni Pacchiano, finalista al Premio Letterario di Salsomaggiore Terme e 3° vincitore del Premio Byron di Porto Venere, il saggio narrativo In Costa Azzurra con Fitzgerald – Le illusioni perdute della Riviera (Giulio Perrone Editore, 2024).
Il nuovo romanzo di Sebastiano Martini si intitola Il desiderio imperfetto (Arkadia Editore, 2025). Abbiamo chiesto all’autore di parlarcene…
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«L’idea alla base del mio romanzo», ha detto Sebastiano Martini a Letteratitudine, «era quella di raccontare un sentimento con il quale, in qualche misura, tutti noi lottiamo quotidianamente o, comunque, vi abbiamo avuto a che fare: l’ambizione, in tutte le declinazioni che ad essa conseguono.
É la storia di due bambini, compagni di classe alle elementari, che per una coincidenza del caso si trovano a specchiarsi l’uno nell’altro in una certa attitudine alla sensibilità artistica. Fabrizio matura in sé la convinzione di voler diventare uno scrittore, mentre Enrico sa che la sua strada sarà quella dell‘arte visiva. Crescono insieme, la loro formazione si consuma in parallelo, ma nei caratteri si intravede la loro diversità e la narrazione si concentra sulle vicissitudini di Fabrizio. Egli si imbatte nelle contraddizioni del mondo editoriale, una balena che lo inghiotte e ne consuma i resti a poco a poco.
Sebastiano Martini
L’ambientazione è quella di un piccolo borgo affacciato sul mare, sopra un promontorio incastrato tra Liguria e Toscana. Montemarcello è un luogo quasi mistico, incontaminato, distaccato dalla realtà; non a caso è anche il posto prescelto da uno scrittore di grande fama, per riflettere, davanti al tramonto di un’esistenza.
Il romanzo è strutturato in trenta brevi capitoli che non seguono un ordine cronologico. Ognuno di essi rappresenta in fondo una scena conclusa, autonoma, che potrebbe reggersi con le proprie gambe, sebbene intrecciata alle altre. Ci sono espliciti riferimenti letterari, tra cui l’omaggio a uno scrittore che ha davvero contribuito alla mia formazione letteraria. Raffaele La Capria, l’autore di un romanzo per me imprescindibile, Ferito a morte. In un capitolo de Il desiderio imperfetto egli si incontra con il suo vecchio amico, lo scrittore tanto ammirato da Fabrizio che si trova a Montemarcello. In una giornata d’estate i due anziani letterati scherzano e, come bambini, giocano a provocarsi, ma forse quello è anche il modo di marcare le differenze tra essi, tracciare il bilancio delle loro vite.
In una società come quella attuale, nella quale sono più gli scrittori dei lettori e molto spesso questi ultimi altro non sono che aspiranti del primo gruppo, ho tentato dunque di raccontare una storia che, dietro il pretesto di una critica verso il mondo dell’editoria, ponesse al lettore qualche interrogativo su cosa si nasconda davvero dentro l’ambizione di ognuno. Una pulsione, questa, forse nella maggioranza dei casi mossa soltanto dalla velleità che, in un noto dizionario della lingua italiana, viene appunto definita come un desiderio imperfetto.»
Un brano estratto da “Il desiderio imperfetto” di Sebastiano Martini (Arkadia)
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Con la pancia tutto è più difficile. Alzarsi dal letto; lavarsi, soprattutto le parte intime; vestirsi; allacciarsi le scarpe; salire e scendere i gradini di casa; percorrere le vie che dal borgo portano a Villa De Petri.
L’ultima fatica è passare attraverso il varco nella recinzione del giardino ma, per fortuna, la rete metallica è tagliata, su un lato per circa un metro e alla base che, interrata, non lascia intravedere a occhi distratti la sottile apertura. È ancora così, com’era stata manomessa molti anni prima da lui ed Enrico.
Deve mettersi in ginocchio, sporcarsi, premere con la mano e attraversarla appoggiato sui gomiti, come un soldato. Con la pancia tutto è più difficile, anche perché l’ultima volta che Fabrizio ci era passato il suo ventre non era così gonfio.
Adesso è all’interno della proprietà e non si preoccupa di richiudere quel transito, perché sa di essere solo. Vincenzo De Petri, il grande scrittore, non può essere a casa, ne è sicuro.
Segue lo stradello che porta all’ingresso e si lascia a destra la villa tutta vetri e vedute sul mare. Le bocche di lupo del seminterrato sono chiuse, sigillate da sbarre di ferro. Prosegue nel giardino su un ciottolato pedonale costeggiato da piante d’olivo, di mirto, rosmarino e alloro. Ne avverte il profumo, non può ignorarlo anche se la sua mente è altrove.
Arriva a destinazione, sullo strapiombo, dove ritrova il tavolino quadrato di marmo cementato a terra e due sedie in ferro battuto; rimane in piedi, si sporge e alza lo sguardo.
L’alba è ancora dietro la collina alle sue spalle ma già irradia luce sull’abisso di pace che riempie lo spazio. L’aria morde e salmastra entra nel naso, prende il posto della macchia mediterranea e gli lascia credere, ancora una volta, di trovarsi sulla prua di una nave.
Tiene in mano il manoscritto del romanzo, l’unica copia rimasta, dopo aver cancellato con cura dal computer tutte le altre versioni esistenti, comprese le e-mail inviate. Sfoglia alcune pagine e sorride mentre guarda le osservazioni e i commenti a margine di Ines. Lei non si troverebbe d’accordo, ma oramai Fabrizio ha deciso.
Carica all’indietro il braccio destro, con la mano che trattiene i fogli di quasi un’esistenza, ma ciò che vede ferma il rovescio avvenire. Nel mare, piatto davanti ai suoi occhi, sta per succedere qualcosa. L’acqua prende a ribollire, si gonfia e per la seconda volta nella sua vita accade che la natura interferisca nei suoi piani. Proprio lì, nello stesso luogo di trent’anni anni prima, da quell’affaccio di promontorio incastrato tra Liguria e Toscana.
Era bambino quando accadde l’altra volta, era con Enrico. A dieci anni non comprendi cosa sia giusto e cosa sbagliato e non puoi sapere che entrare nella proprietà altrui è reato.
Quante probabilità ci sono di avvistare una balena dalla costa in quel tratto di mare Ligure?
La schiena grigia affiora come terra che emerge; è ricoperta di incrostazioni, di macchie irregolari; si inarca fino a mostrare l’enorme pinna caudale che, sospesa nel tempo di un ricordo, si alza per poi ricadere piatta sulla superficie dell’acqua. Il cetaceo genera un moto ondoso lungo, prima di inabissarsi e scomparire, mentre lascia il suo unico spettatore nel dubbio che quel balenottero fosse lo stesso della prima volta.
Intanto l’alba di settembre diviene mattina che si riflette sulle onde e Fabrizio non sa più cosa deve fare.
(Riproduzione riservata)
© Arkadia Editore
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La scheda del libro: “Il desiderio imperfetto” di Sebastiano Martini (Arkadia, 2025)
Montemarcello è un piccolo borgo posato sopra un promontorio, incastrato tra Liguria e Toscana, affacciato sul mare. Lì vivono Fabrizio ed Enrico, amici fraterni, cresciuti insieme nell’incanto della natura che li circonda, accomunati dall’attitudine alla sensibilità. Enrico sa, fin da bambino, che diventerà un artista mentre Fabrizio, quasi per caso e a seguito di un episodio familiare – di quelli che deviano il corso delle cose –, si immerge prima nella lettura e poi nella scrittura. Cresce così in lui la consapevolezza di voler diventare uno scrittore. Nel suo percorso di formazione scopre la grande letteratura fatta di ombre venerate e distanti, come quella di Vincenzo De Petri, il famoso autore che trascorre le sue estati in paese, e si imbatte nella figura di Ines, una donna anticonformista, giornalista e critica letteraria, che si offre di aiutarlo a trovare un editore per il suo romanzo. Le ambizioni di Enrico, sospinte dalla sua intraprendenza e capacità di ignorare gli sgambetti della vita, paiono concretizzarsi, mentre i sogni di Fabrizio, più introverso e poco incline a muoversi dal paese, si frantumano nella complessità del mondo editoriale. Una storia di amicizia e di crescita, sullo sfondo di un paesaggio placido e incontaminato.
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Massimo Maugeri
Il link alla recensione su Letteratitudine News: https://tinyurl.com/2rs67hab
Gennaio 2025
Il 2025 è iniziato e sicuramente sarà un anno carico di novità per tutti gli amanti dei libri. E iniziamo con la novità in casa add per i saggi: Con la testa sott’acqua di Cristina Chiuso, un’emozionante riflessione sul nostro rapporto con l’acqua. Proseguiamo con Edizioni Arcoiris che porta in Italia Luis Reynaldo Pérez e il suo Infami, libro che ci porta nel cuore, nella violenza e nelle fragilità di Santo Domingo. Per Black Coffee invece ritroviamo Maxim Loskutoff con Old King, un’audace racconto di solitudine, malcontento e ambientalismo. Anni ’80, la tranquilla vita a Melbourne dei coniugi Fox: ovviamente tutto verrà stravolto e molti segreti verranno a galla. Stiamo parlando di Piccoli preludi di Helen Garner presto in libreria per nottetempo. Torniamo ai saggi e all’ambiente con Codice Edizioni e Il mito infranto di Antonio Galdo, una riflessione che metta in luce il rapporto tra economia e ambientalismo. L’ultima uscita de La nuova frontiera invece ci porta attraverso vite di resistenza, d’amore e di ricordi al tempo della dittatura: è Sono ancora qui di Marcelo Rubens Paiva. Ci spostiamo invece in Russia, poco prima della rivoluzione, per un’epica storia d’amore e libertà con Hélèna prima della Rivoluzione di Maria Gabriella Giannice, in uscita per Atlantide Edizioni. Arriva dal Giappone invece la nuova saga fantasy che vi sorprenderà e vi porterà a scorpire il legame da uomo e natura. Erin – The Beast Player di Nahoko Uehashi, in uscita per Fazi. Si può raccontare una storia disperata e al tempo stesso non perdere il sorriso? Si può, ed è quello che fa in Ma io quasi quasi di Michele Bitossi, al suo debutto per Accento Edizioni. Per Iperborea torna in libreria un autore culto del ‘900 svedese, Stig Dagerman, con L’uomo che non voleva piangere, una raccolta di racconti dall’influenza kafkiana. Ci spostiamo in Nigeria invece con In cerca di Transwonderland di Noo Saro-Wiwa, in libreria per 66thand2nd. Una storia di riconciliazione, di colonialismo e di riscopertà dell’identità. Per Arkadia invece troviamo Il desiderio imperfetto di Sebastiano Martini, un romanzo sulla crescita e l’amicizia, anche quando la vita prende strade diverse. Intrighi, sessualità, situazioni surreali: è il motore di Padri e fuggitivi di S. J. Naudé, in libreria per e/o, che porterà il lettore da Londra alla Serbia, da Città del Capo fino in Giappone. Di corpi, femminilità, e di violenza e tradizioni invece parla Colei che resta di René Karabash, presto in libreria per Bottega Errante; insiema a Il figlio della lupa di Anton Špacapan Vončina e Francesco Tomada, storia di resistenza e antifascismo. Per Affiori, casa editrice satellite di Giulio Perrone, troviamo la raccolta di poesie di Gioia Saitta, Dolore invalidato, un’esamina sul dolore, i ricordi e la nostalgia. Caliamoci in un mondo oscuro, fatto di culti e superstizioni, con i racconti di Gerardo Spirito in Madreselva, in uscita per Moscabianca Edizioni. Ci caliamo invece all’alba del nazismo, in un’indagine famigliare tra bene e male con l’unico romanzo della poetessa tedesca Rosmarie Waldrop, Il fazzoletto della figlia di Pipino, in libreria per Safarà.
Il link alla segnalazione su The Bookish Explorer: https://tinyurl.com/3yx6u87h