Nato a Cáceres (1976), scrittore, poeta, insegnante di scrittura creativa, attore teatrale ed editore, ha pubblicato una dozzina di libri di poesia, un libro-disco, quattro album illustrati e una graphic novel. Il suo lavoro è stato premiato e tradotto in altre lingue. Ha recitato i suoi versi in numerosi paesi stranieri, partecipa a vari progetti scenici che riuniscono diverse arti (musica, pittura dal vivo, arti della parola, danza), scrive testi per artisti di musica e flamenco.
(L’Avana, 1861-1911) fu un giornalista, scrittore, insegnante, legislatore e critico letterario cubano. Una delle voci più importanti del romanzo sudamericano del XIX secolo nel suo aspetto realista e il romanziere più prolifico della fase finale della Cuba coloniale. Dottore in Filosofia e Lettere, si laureò in Diritto Civile e Canonico all’Università de L’Avana e scrisse numerosi articoli che ritraggono i tipi e i costumi del suo tempo.
“E’ la guerra, Generosa. A Roma c’è l’occupazione, ci sono i tedeschi. Ognuno fa quello che può.”
Pag. 104
TRAMA:
Cagliari, 1943. Dopo l’ultimo bombardamento, Generosa lascia a malincuore la città devastata e si rifugia in un paese dell’interno con i figli e due donne di servizio. È in pena per il marito, rimasto nel capoluogo in qualità di medico all’ospedale militare, per il figlio che deve nascere e per quelli che ha già, ma soprattutto è in pena per sua sorella Gisella e suo fratello Silvio, che vivono a Roma e pare siano coinvolti nella lotta partigiana. Olbia, 1943. Felice ha 18 anni e, con le due sorelle Bella e Demy, accompagna il padre a imbarcarsi sul traghetto che lo condurrà sul Continente. Ora tocca a lui prendersi cura delle ragazze, in un lungo vagabondaggio che percorrerà l’isola da nord a sud, da un paese all’altro, tra mille disavventure e incontri bizzarri. Roma, 1944. Un attentato in via Rasella provoca la morte di 33 soldati tedeschi e due civili italiani. Il giorno dopo, per rappresaglia, i germanici uccidono 335 italiani alle Fosse Ardeatine.
RECENSIONE:
Tra i numerosi generi letterari, le saghe familiari sono molto amate e lo dimostrano chiaramente le classifiche dei libri più venduti e il successo del celebre “L’amica geniale”. Questi romanzi raccontano la storia di una famiglia nell’arco di diverse generazioni e così fa “Gli ingranaggi dei ricordi”, narrando le vicissitudini della famiglia di Generosa Zedda-Serra e di quella di Demy Dubois, due donne forti e originali, personaggi pittoreschi ai quali il lettore si affezionerà subito. La prima, figlia del notaio Serra e moglie di un medico di nome Ruggero (sempre in prima linea per aiutare il prossimo), scamperà ai bombardamenti di Cagliari con due gemelli nella pancia, e da questa città racconterà le sue pene e i suoi pensieri per la sorella Gisella, trasferitasi a Roma con il fratello Silvio. Quest’ultimo avrà un ruolo centrale nella storia: il ragazzo “dagli occhi azzurri e dai lineamenti delicati” (pag.58) farà parte dei GAP, combattenti urbani di un nucleo partigiano, e avrà parte attiva nell’attentato di via Rasella del 1944. La storia di Silvio viene indagata con dovizia di particolari da Kevin, pronipote di Generosa, che sta scrivendo la tesi per laurearsi in Storia. Antifascista convinto, Kevin è invitato dal suo relatore ad approfondire la misteriosa figura dello zio per cercare di scoprire quale sia stato il suo ruolo nei GAP, oltre a comprendere se sia stato tra le vittime della tragedia delle Fosse Ardeatine. Il giovanesi si avventura così in una ricerca “un po’ storica e un po’ famigliare,” prendendo “confidenza” con questi antenati la cui storia “sembra essere strettamente intrecciata con quella famosa storia con la S maiuscola” (pag. 31). Parallelamente scopriamo a poco a poco le vicissitudini di Carla, alle prese con la cura della zia inferma di nome Demoiselle “Demy” Dubois, personaggio goliardico e divertente affetto ormai da demenza senile. Demy racconta a Carla e al lettore della sua migrazione lungo tutta la Sardegna, un viaggio a piedi percorso con la sorella Bella e il fratello Felice, padre di Carla e colui che si innamorerà di Maria Ausilia (figlia di Generosa), legando così le figure degli Zedda-Serra e dei Dubois. Carla tornerà più volte in Sardegna per accompagnare e aiutare la cugina Donata nel traferimento della zia da una RSA a Villa Gioiosa, nuova residenza per anziani dove l’anziana sarà accolta e seguita. Carla si affezionerà quindi a questa anziana un po’ bisbetica e perdutamente innamorata del “suo” Marco, un uomo sposato che proprio non riesce a dimenticare. “Gli ingranaggi dei ricordi” è un intreccio ben costruito tra passato e presente, con una ricostruzione storica che si mescola alle emozioni introspettive dei personaggi: un romanzo commovente ma ironico allo stesso tempo, che appassiona e diverte dalle prime alle ultime pagine.
La recensione su Introspectif
Un’opera corale che esplora temi universali come la memoria, la malattia, la perdita, l’amore e la
ricerca delle proprie radici. È “La bella virtù”, il nuovo romanzo di Marisa Salabelle, edito da Arkadia
(2025), che sarà presentato venerdì 7 marzo alle 19, al Centro Culturale Hermaea di Pirri (via Santa Maria
Chiara 24A), tra le anteprime della XI edizione del Festival Premio Emilio Lussu organizzato
dall’associazione culturale L’Alambicco. A dialogare con l’autrice sarà lo scrittore Daniele Congiu.
La scrittura di Salabelle è elegante e incisiva, e rende la lettura un’esperienza intensa e appagante.
Attraverso la storia di una famiglia, l’autrice offre uno spaccato della società italiana del Novecento, con le
sue trasformazioni e i suoi contrasti, coinvolgendo il lettore all’interno di pagine dove prendono vita
personaggi delineati con cura e profondità psicologica. Il racconto invita alla riflessione sulla complessità dei
rapporti umani e sulla forza dei legami familiari.
La scrittrice è nata a Cagliari nel 1955 e vive a Pistoia dal 1965. È laureata in Storia all’Università di Firenze e
ha frequentato il triennio di studi teologici al Seminario arcivescovile della stessa città. Dal 1978 al 2016 ha
svolto la professione di insegnante. Nel 2015 ha pubblicato il suo romanzo d’esordio, “L’estate che
ammazzarono Efisia Caddozzu” (Piemme), seguito nel 2019 dal suo secondo romanzo, “L’ultimo dei Santi”
(Tarka). Entrambe le opere sono state finaliste al Premio letterario “La Provincia in Giallo”, rispettivamente
nel 2016 e nel 2020. Nel settembre 2020 è uscito il romanzo storico-familiare “Gli ingranaggi dei ricordi”
(Arkadia Editore) e nel 2022 “Il ferro da calza” (Tarka), un giallo con ambientazione appenninica. Suoi
articoli e racconti sono apparsi su riviste online e antologie cartacee.
La segnalazione su Mediterranews
Cinquanta narrazioni, tra racconti e romanzi brevi, con un nesso comune: la lotta tra la paura e il desiderio, l’infinito e misterioso numero di mondi che si apre a seguito di ogni decisione si debba prendere nella vita.
Le possibilità rappresenta l’esordio narrativo di David Eloy Rodríguez, la cui opera poetica è già stata tradotta in italiano in diverse occasioni. Autore con ampia e pluripremiata carriera letteraria – Premio Internazionale Surcos e Premio Internazionale Francisco Villaespesa – e con una ventina di titoli pubblicati in Spagna, Rodríguez ci offre cinquanta narrazioni, tra racconti e romanzi brevi, con un nesso comune: la lotta tra la paura e il desiderio, l’infinito e misterioso numero di mondi che si apre a seguito di ogni decisione si debba prendere nella vita. La dimensione immaginaria e la realtà si fondono per far emergere la parola eloquente insieme, si potrebbe dire, alla rivelazione del quotidiano. Le possibilità solleva alcune domande che ti aiutano a riflettere sul rapporto tra la condizione umana e le sue circostanze: come si costruisce l’identità? Quanto sono importanti gli imprevisti nel succedersi di un destino? Quale influenza hanno i nostri desideri e decisioni? Possono cambiare la realtà? E in che modo? Entrare in questo percorso significa entrare nella vertigine delle possibilità.
Un estratto
Il desiderio
Entri in chiesa. Ci sei andato per accendere una candela. È il tempio di Tutti i Santi, il più antico della città in cui abiti.
A queste cose tu non credi granché, ma hai deciso di chiedere una grazia alla Provvidenza. Per te è la prima volta, e un po’ ti vergogni, ma seguirai l’impulso che ti ha spinto a entrare. Accendere la candela sarà come una preghiera, o un gesto di magia, un modo per invocare che accada ciò che ti è necessario.
Pensi: “Accenderò la candela se queste sono vere candele, non quelle false che si accendono automaticamente introducendo una moneta, simulando di essere candele mentre forse nemmeno meritano questo nome”. Solo così continuerai a giocare al gioco che ti sei proposto di giocare.
Sono vere candele. Il gioco prosegue.
Sei solo. Mediti su ciò che desideri. Il silenzio ti aiuta a trovare le parole più giuste per trasferire l’incombenza, l’energia necessaria all’azione.
Accendi la candela con attenzione, con speranza, trasmettendo un autentico senso di importanza. Si direbbe che in queste cose ci credi. E magari in questo istante ci credi davvero.
Il corpo sembra trasformarsi, per un istante, imbevuto di una strana eccitazione. Un corpo connesso. Un corpo vivo.
Il fuoco crepita, piccolo, ma improvvisamente pieno di forza. Una fiamma minuscola eppure miracolosa. Una fiamma capace – chi lo sa? – di cambiare il mondo, completamente.
Non sapremo mai qual era il desiderio. Non sapremo mai se fu soddisfatto. E se per caso lo fu, non sapremo mai quanto e come ebbe a che vedere con l’aver acceso quella candela.
David Eloy Rodríguez, nato a Cáceres (1976), scrittore, poeta, insegnante di scrittura creativa, attore teatrale ed editore, ha pubblicato una dozzina di libri di poesia, un libro-disco, quattro album illustrati e una graphic novel. Il suo lavoro è stato premiato e tradotto in altre lingue. Ha recitato i suoi versi in numerosi paesi stranieri, partecipa a vari progetti scenici che riuniscono diverse arti (musica, pittura dal vivo, arti della parola, danza), scrive testi per artisti di musica e flamenco.
La segnalazione su La biblioteca di Sergio Albertini
Nuova anteprima della XI edizione del Festival Premio Emilio Lussu
In programma il 7 marzo la presentazione del romanzo edito da Arkadia
È online il bando di concorso per le opere di Narrativa e Saggistica edita con scadenza il 1° giugno 2025
CAGLIARI. Un’opera corale che esplora temi universali come la memoria, la malattia, la perdita, l’amore e la ricerca delle proprie radici. È “La bella virtù”, il nuovo romanzo di Marisa Salabelle, edito da Arkadia (2025), che sarà presentato venerdì 7 marzo alle 19, al Centro Culturale Hermaea di Pirri (via Santa Maria Chiara 24A), tra le anteprime della XI edizione del Festival Premio Emilio Lussu organizzato dall’associazione culturale L’Alambicco. A dialogare con l’autrice sarà lo scrittore Daniele Congiu. La scrittura di Salabelle è elegante e incisiva, e rende la lettura un’esperienza intensa e appagante. Attraverso la storia di una famiglia, l’autrice offre uno spaccato della società italiana del Novecento, con le sue trasformazioni e i suoi contrasti, coinvolgendo il lettore all’interno di pagine dove prendono vita personaggi delineati con cura e profondità psicologica. Il racconto invita alla riflessione sulla complessità dei rapporti umani e sulla forza dei legami familiari. La scrittrice è nata a Cagliari nel 1955 e vive a Pistoia dal 1965. È laureata in Storia all’Università di Firenze e ha frequentato il triennio di studi teologici al Seminario arcivescovile della stessa città. Dal 1978 al 2016 ha svolto la professione di insegnante. Nel 2015 ha pubblicato il suo romanzo d’esordio, “L’estate che ammazzarono Efisia Caddozzu” (Piemme), seguito nel 2019 dal suo secondo romanzo, “L’ultimo dei Santi” (Tarka). Entrambe le opere sono state finaliste al Premio letterario “La Provincia in Giallo”, rispettivamente nel 2016 e nel 2020. Nel settembre 2020 è uscito il romanzo storico-familiare “Gli ingranaggi dei ricordi” (Arkadia Editore) e nel 2022 “Il ferro da calza” (Tarka), un giallo con ambientazione appenninica. Suoi articoli e racconti sono apparsi su riviste online e antologie cartacee.
La segnalazione su Sardegna Reporter
Maria Caterina Prezioso racconta con il suo romanzo “I giorni pari” la storia di Sara e Silvana. Sara ebrea romana e la sua famiglia perseguitata per la loro appartenenza alla razza ebraica. Silvana vive con la sua famiglia nelle case popolari del quartiere di Roma a Val Melaina. Siamo negli anni 1940/1955, periodo in cui le leggi razziali si fanno sempre più dure. I genitori di Sara, Gino e Miriam, sono costretti a separarsi dalla figlia sperando in un futuro migliore che li veda ricongiungersi a Sperlonga, luogo dove la fanno fuggire per metterla al riparo. Silvana invece, affronterà una malattia che la porterà ad essere ricoverata al Forlanini, allora il Sanatorio di Roma.
Perché se li nominiamo e raccontiamo le loro storie i nostri morti non muoiono.
Da questa citazione, che troviamo nel libro, tratta da “La lampada di Aladino e altri racconti per vincere l’oblio” di Luis Sepulveda, percepiamo l’importanza di narrare le storie per rendere eterna la vita delle persone che sono morte in quegli eventi terribili, ma che tornano alla memoria attraverso il nero su bianco impresso sulla carta; testimonianza di una memoria che non tarda ad arrivare e che si spera attivi una coscienza su queste note dolenti di storia.
Perché questo titolo: I giorni pari?
Grazie per la domanda e per lo spazio che mi avete concesso.
Il titolo del romanzo è venuto subito, fin dalla prima stesura. È un omaggio alla scrittura, al teatro di Edoardo De Filippo e alla sua “La Cantata dei giorni pari”, nella quale il grande drammaturgo raccoglie le commedie giovanili scritte dal 1920, appena ventenne, al 1942, quando mise in scena “Io, l’erede“. Per il popolo napoletano “i giorni pari” (a differenza dei dispari) sono i giorni fortunati, i giorni che aprono al futuro, nella determinata ricerca di un domani migliore.
La risposta dell’autrice ci proietta verso un domani che ci veda migliori di ieri, i giorni fortunati dove tutto potrà tornare a scorrere in una normale giornata, dove si possano assaporare i giorni pari, i giorni fortunati, i giorni che aprono al futuro, per ricominciare da adesso in avanti.
Luisa Di Bagno
La recensione su Il secondo mestiere