Disperdiamo emozioni lungo i tragitti che percorriamo; qualcuno forse avrà modo di riviverle. Non importa che esse siano state belle o brutte, intense o meno intense; nulla svanisce per sempre. D’altronde. anche questo è un aspetto dell’eternità. Lo specchio armeno di Paolo Codazzi ci lascia questo messaggio, dopo averci consegnato profonde riflessioni sulla Storia, sul nostro modo di pensare e sulle interpretazioni che diamo al passato. Con uno stile ricercato, nel quale la parola è ponte tra Cielo e Terra, capace di innescare una narrazione che si distribuisce su più piani temporali, lo scrittore fiorentino riempie di memoria ogni luogo e ogni anfratto che appare tra queste pagine. La trama lineare lascia spazio a uno sviluppo del tema complesso, in cui ogni confine tra narrativa e saggistica viene superato. L’obiettivo è infatti creare le condizioni tramite cui il lettore possa venire a contatto con un ambiente vivo, mutevole, ma allo stesso tempo determinato dagli eventi passati che lo hanno attraversato. Cosimo è un pittore, un copista per l’esattezza. Per lui questo non è solo un lavoro, ma è anche un’attività creativa; infatti, in ogni opera che ricompone inserisce qualcosa di suo. È un modo per fare risaltare quel principio di inarrestabile trasformazione che rende unico anche ciò che sembra identico. Dopotutto, nulla può essere riprodotto fedelmente. L’uomo è le sue emozioni, così come è la sua epoca. Per il suo nuovo lavoro, Cosimo si reca in Sicilia per studiare l’opera che dovrà copiare, ma la storia che avvolge il tutto è intrisa di Inquisizione, di stregoneria, di amore e di lutto. Tutte cose che hanno a che fare, a cinquecento anni di distanza, anche con le sue vicissitudini personali. C’è un evento in particolare che lo scuote e lo fa piombare in un lungo déjà-vu, ossia la morte della sua fidanzata, Laura, che avviene un mese prima della celebrazione del matrimonio. Man mano che Cosimo si imbatterà in questa storia, quel trauma mai superato, in cui sopravvive il lutto, contribuirà ad aprire veri e propri varchi temporali Sia ben chiaro, questo non è né un romanzo storico né un fantasy, tantomeno ci sono elementi gotici. Siamo di fronte al dramma di un uomo che fa i conti con la Storia e con coincidenze che si sviluppano intorno a temi attualissimi. Codazzi ha il merito di allineare tutto con semplicità ed efficacia, senza ricorrere a stratagemmi. È la Storia che riesce a fare il resto, ossia il “già scritto” e il “già accaduto” che vengono riproposti in altre salse. D’altronde, la nostra vita appare a volte come una ripetizione che prova a essere sconvolta dalla ricerca di una novità. Fatto sta che le emozioni sono sempre quelle. L’amore, la sofferenza, la gioia producono sempre gli stessi effetti, iniettando in noi solo una passeggera sensazione di “mai sperimentato” e di egoistico “primato”. E forse, per dirla alla Cosimo, anche la sua storia è la riproduzione di una vicenda ben più clamorosa e nota, che un pittore-demiurgo sta provando a ricopiare aggiungendo qualche elemento di novità.
Martino Ciano
Il link alla recensione su Border Liber: https://bitly.ws/34VkJ
Come in certi quadri di realismo cinico, che possono dapprima respingere, ma a guardar bene (in questo caso a leggere bene), è possibile riconoscere icastici elementi della realtà, sia fisica dove l’uomo vive, sia riferita alla fisiognomica umana, ma anche alle assuefazioni al turpiloquio, al meta linguaggio, ai vizi, ai permanenti pregiudizi, di una porzione di personaggi facilmente assimilabile all’umanità nel suo complesso, questo romanzo, per quanto insistito e deformato da una visione apparentemente distorta alla fine deriva, sempre a leggere bene, in una qualche realtà concepita dagli stessi elementi di una figurazione classica o anche di una commedia plautina. Il libro di Massimo Salvatore Fazio, Il tornello dei dileggi, Arkadia 2021, per il contenuto di ipnotico nichilismo nella rappresentazione di un folto gruppo di personaggi (comunque un campione assimilabile), inizialmente può allarmare il lettore e la lettura, ma con il passare delle pagine si è attirati da una mimesi che per quanto alterata e ritenuta estranea alla fine, guardando bene, come in un dipinto, conduce nel labirinto delle nefande contraddizioni umane che per quanto perseverate
nelle pagine convincono dello specchiarsi di una realtà, che ci appartiene, pur affaticati ad immaginarla positiva ma che ogni giorno si rileva nella sua negazione. In questo coacervo di storie l’autore, eclettico intellettuale impegnato in filosofia, pittura, scrittura e in molte altre attività, concede al lettore, sui vari palcoscenici da Roma a Madrid, da Torino a Catania, la storia di un personaggio Paolo, apparentemente capocomico, contornato da una miriade di altri personaggi tutti sbertucciati dai trabocchetti della vita, ma anche veri comunque nell’agonismo
quotidiano dei singoli episodi confluiti nella struttura del romanzo, nel quale insistono intermittenze impetuose, dialoghi apparentemente surreali e remoti rimorchiati dalla materialità di una lingua rarefatta nel cogliere le eccezioni dei comportamenti umani senza alcun sperimentalismo, né tentativo di stupire, dove l’impresario propone, come un burattinaio di pupi, bizzarre ipotesi di comunicazione e conflitti rapporti intersoggettivi a prima vista forzati ma che in realtà testimoniano
l’imbarbarimento di società cosiddette civili immiserite da un progresso che talvolta conduce al decadimento. Romanzo incisivo, farcito di brutale e talvolta patetica ironia, disseminato di contesti esistenziali dei personaggi in un decalogo, a volte buffo, di singole dolorose istanze che si capovolgono incessantemente coinvolgendo il folto gruppo di attori di un ipotetico circolo culturale in cui ognuno può esprimere la propria opinione libero dai condizionamenti sociali, etici e di qualsiasi altra natura su qualsivoglia argomento sia vitale sia riferito semplicemente ad una partita di calcio: pretesto per un’immagine vera e tagliente della vita in cui talvolta è la realtà che imita la finzione: tante storie
come quelle illustrate negli affreschi di Buonamico Buffalmacco nel Camposanto di Pisa, che tanto stupirono i contemporanei, ritenendosi benevolmente diversi, così come questo libro sconcerta il lettore che si ritenga estraneo ai comportamenti narrati ma nei quali percepisce lo specchiarsi della propria sporca coscienza.
Paolo Codazzi
Il link alla recensione su I libri di Mompracem: https://bitly.ws/34QkN
Sabato 2 novembre alle ore 17 a Carrara, presso la sala Gestri della Biblioteca Comunale, Paolo Codazzi presenterà il suo romanzo Lo specchio armeno (Arkadia). Una storia, quella del pittore-copista Cosimo Armagnati, che si sviluppa in mirabile equilibrio sul crinale affilato e tagliente della storia più documentata e della fantasia più surreale, dei labirinti geografici e della mente, raccontati con una scrittura sempre accurata e artigianale, ricca e articolata. Le vicende narrate pongono al centro un quadro che si rivela il punto di convergenza di destini diversi e lontani che portano il protagonista – Cosimo, appunto – a viaggiare dalla Toscana fino in Sicilia per riprodurre un ritratto di donna conservato nella Galleria di Palermo. Per una straordinaria coincidenza, la tela rappresenta il punto il punto di arrivo di una sua lunga ricerca interiore sull’amore assoluto e irraggiungibile. Il quadro si rivela il punto di convergenza di diversi destini, che portano il pittore a confrontarsi con la pratica della stregoneria e l’operato della Santa Inquisizione nella Sicilia del Seicento, tra libri di botanica magica e sconvolgimenti metereologici che sanno rivelare anche la modernità delle tematiche affrontate da Codazzi. Situazioni che spingono tutte al momento topico del romanzo, quando il pittore, all’opera nella riproduzione del dipinto, vede la donna ritratta farsi persona in carne e ossa davanti ai suoi occhi sbalorditi…
Paolo Codazzi, Fiorentino, si è dedicato fin da giovane al suo amore principale, la scrittura. Appassionato di varie discipline, prima fra tutte la Storia antica, ha fondato nel 1983, con Franco Manescalchi, la storica rivista fiorentina “Stazione di Posta”. Ha ideato e presiede il Premio Letterario Chianti. Ha pubblicato due sillogi di poesie e due raccolte di racconti. Tra i suoi romanzi, La farfalla asimmetrica e Il pittore di ex voto (entrambi per Tullio Pironti). Con Arkadia Editore ha pubblicato Lo storiografo dei disguidi (2021).
Il link alla segnalazione su La Gazzetta di Massa e Carrara: https://bitly.ws/33VQg
CARRARA – Sabato 2 dicembre alle ore 17.00 a Carrara, presso la sala Gestri della Biblioteca Comunale, Paolo Codazzi presenterà il suo romanzo “Lo specchio armeno” (Arkadia). Una storia, quella del pittore-copista Cosimo Armagnati, che si sviluppa in mirabile equilibrio sul crinale affilato e tagliente della storia più documentata e della fantasia più surreale, dei labirinti geografici e della mente, raccontati con una scrittura sempre accurata e artigianale, ricca e articolata. Le vicende narrate pongono al centro un quadro che si rivela il punto di convergenza di destini diversi e lontani che portano il protagonista – Cosimo, appunto – a viaggiare dalla Toscana fino in Sicilia per riprodurre un ritratto di donna conservato nella Galleria di Palermo. Per una straordinaria coincidenza, la tela rappresenta il punto il punto di arrivo di una sua lunga ricerca interiore sull’amore assoluto e irraggiungibile. Il quadro si rivela il punto di convergenza di diversi destini, che portano il pittore a confrontarsi con la pratica della stregoneria e l’operato della Santa Inquisizione nella Sicilia del Seicento, tra libri di botanica magica e sconvolgimenti metereologici che sanno rivelare anche la modernità delle tematiche affrontate da Codazzi. Situazioni che spingono tutte al momento topico del romanzo, quando il pittore, all’opera nella riproduzione del dipinto, vede la donna ritratta farsi persona in carne e ossa davanti ai suoi occhi sbalorditi.
Paolo Codazzi, Fiorentino, si è dedicato fin da giovane al suo amore principale, la scrittura. Appassionato di varie discipline, prima fra tutte la Storia antica, ha fondato nel 1983, con Franco Manescalchi, la storica rivista fiorentina “Stazione di Posta”. Ha ideato e presiede il Premio Letterario Chianti. Ha pubblicato due sillogi di poesie e due raccolte di racconti. Tra i suoi romanzi, La farfalla asimmetrica e Il pittore di ex voto (entrambi per Tullio Pironti). Con Arkadia Editore ha pubblicato Lo storiografo dei disguidi (2021).
Il link alla segnalazione su La Voce Apuana: https://bitly.ws/33WHA
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Paolo Codazzi è nato a vive a Firenze, fondatore con Franco Manescalchi della storica rivista fiorentina “Stazione di Posta”, ideatore e fondatore del Premio Letterario Chianti che ha concluso nel maggio 2023 la 35° edizione. Ha pubblicato diversi libri di poesia e narrativa e in particolare negli ultimi anni “Il pittore di ex-voto”, Pironti editore 2017, “Lo storiografo dei disguidi”, Arkadia editore 2021.
Il nuovo libro di Paolo Codazzi, edito da Arkadia, si intitola “Lo specchio armeno”.
Un romanzo ricco di suggestioni, che affonda le sue radici in un passato a tratti lontano, a tratti vicino, in cui le esistenze dei personaggi narrati si incrociano dando vita a una storia originale e affascinante.
Abbiamo chiesto all’autore di parlarcene…
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«“Lo specchio armeno” è un romanzo sull’amore (una delle miriadi di interpretazioni)», ha detto Paolo Codazzi a Letteratitudine, «sui cambiamenti climatici fragilità delle previsioni (un’opinione tra le tante), sull’inquisizione Spagnola in Sicilia (particolarmente a Palermo), sulla stregoneria (senza alcun condizionamento a stereotipi consolidati), e molto altro come si conviene ad una storia (una mia storia) che inizia nel 15° secolo e si conclude (per modo di dire) ai nostri giorni.
Il pittore-copista Cosimo Armagnati riceve la commissione di riprodurre un ritratto di donna conservato nella Galleria di Palermo e per straordinaria coincidenza questa tela rappresenta per lui il punto di riferimento di tutti i suoi pensieri amorosi, definendosi come l’obbiettivo di una lunga ricerca, tutta astratta e interiore (“un amore invertebrato”) dell’amore assoluto e per questo inattingibile.
Il quadro si rivela il punto di convergenza di diversi destini, anche lontanissimi nel tempo, che conducono Cosimo ad avvilupparsi in una intricata tela di riferimenti storici che hanno a che fare con la pratica della stregoneria e con l’operato della Santa Inquisizione in Sicilia. Tre sono le piste che fanno capo a Palermo e alla riproduzione del quadro: geograficamente partono da Firenze dove Cosimo vive e lavora, dalle Prealpi Bergamasche dove si collocano i natali del pittore che dipinse l’originale ritratto di Beatrice Gurrieri (il ritratto che Cosimo dovrà riprodurre), commissionato dal fidanzato di lei ma occasione per il fulminio innamoramento della ragazza nei confronti dell’artista venuto da Nord, e una tutta sicula che coinvolge anche la famiglia omonima dell’attuale sovrintendente alla Galleria, Vella, da cui discendeva Nicola il promesso sposo di Beatrice.
Le omonimie tengono infatti in piedi tutta l’architettura del romanzo storico, per cui gli agenti del presente (Cosimo e il sovrintendente) ritrovano una sorta di controfigura nel lontano passato che li precede e in qualche modo li determina e i loro destini convergono nella storia del quadro e nell’identificazione del misterioso “Maestro dei papiri” che lo realizzò, e sono ulteriormente annodati da due volumi che passano significativamente di mano in mano: un antico trattato di botanica, sconfinante nel manuale di pratiche magiche, e il saggio sull’Inquisizione del Vella, in cui si ricostruisce anche la vicenda di Beatrice, delle persecuzioni dell’Inquisizione ai danni di presunte fattucchiere e come base per una revisione storica delle modalità, degli effetti e dei moventi delle pratiche del Tribunale.
Il romanzo intreccia elementi storici con pura fantasia, o presunta tale, nella rievocazione degli eventi che precedono di secoli il viaggio di Cosimo in Sicilia, ma anche nell’approccio documentaristico che ha impegnato l’autore nell’affrontare la ricostruzione dei fatti e dei personaggi, la cui genealogia immaginaria, tenuta assieme dalla rete delle omonimie e delle ricorrenze meteorologiche, è confortata da una ricostruzione di dati storici e testimonianze di vario tipo.
La sinopia della storia è molto articolata, sia dal punto di vista dell’intreccio, che presenta una grande complessità d’incastri, sia dal punto di vista della varietà e dalla profondità dei contenuti che vengono coinvolti per accompagnare gli snodi del racconto nel continuo rispondersi di passato e presente, in una scrittura che riflette l’ambizione strutturale attingendo ad un repertorio lessicale ampio e variegato coordinato da una sintassi volutamente musicale senza insistenza ossessiva di segni di interpunzione.
Nell’esergo che introduce all’ultimo capitolo si legge: “dal cielo sono cadute tre mele: la prima è per chi ha raccontato, la seconda per chi è stato ad ascoltare, la terza per chi ha capito. Così si conclude la maggioranza delle favole armene».
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La scheda del libro: “Lo specchio armeno” di Paolo Codazzi (Arkadia, 2023)
Il pittore-copista Cosimo Armagnati riceve la commissione di riprodurre un ritratto di donna conservato nella Galleria di Palermo: per straordinaria coincidenza, questa tela rappresenta per lui il punto di riferimento di tutti i suoi pensieri amorosi, definendosi come l’obiettivo di una lunga ricerca, tutta astratta e interiore, dell’amore assoluto e per questo inattingibile. Il quadro si rivela il punto di convergenza di diversi destini, anche lontanissimi nel tempo, che portano Cosimo a immergersi in una intricata tela di riferimenti storici che hanno a che fare con la pratica della stregoneria, con l’operato della Santa Inquisizione in Sicilia e con i destini di alcuni personaggi storici che sono collegati in modo indissolubile al protagonista e a coloro che gli stanno intorno. Un romanzo ricco di suggestioni e di riferimenti che affonda le sue radici in un passato a tratti lontano, a tratti vicino, in cui le esistenze dei personaggi narrati si incrociano dando vita a una storia originale e affascinante.
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Paolo Codazzi, fiorentino, per alcuni decenni consigliere delegato di un’impresa nel ramo delle costruzioni, si è dedicato fin da giovane al suo amore principale, la scrittura. Appassionato di varie discipline, prima fra tutte la Storia antica, ha fondato nel 1983, con Franco Manescalchi, la storica rivista fiorentina “Stazione di Posta”. Ha ideato e presiede il Premio Letterario Chianti. Ha pubblicato due sillogi di poesie (Il primo viaggio, 1980; L’inventore del semaforo, 1985), i romanzi Come allevare i ragni (Lalli Editore, 1982), Caterina (Amadeus, 1989), Il cane con la cravatta (Mobydick, 1999), Il destino delle nuvole (Mobydick, 2009), La farfalla asimmetrica (Tullio Pironti, 2014), Il pittore di ex voto (Tullio Pironti, 2017), le raccolte di racconti Nei mattatoi comunali (Solfanelli, 1992) e Segreteria del caos (Mobydick, 2002). Con Arkadia Editore ha pubblicato Lo storiografo dei disguidi (2021).
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Massimo Maugeri
Il link all’intervista su Letteratitudine: https://bitly.ws/33xqp
Lo specchio armeno, Paolo Codazzi, Arkadia. Il pittore e copista Cosimo Armagnati riceve la commissione di riprodurre un ritratto di donna conservato nella Galleria di Palermo, proprio l’effigie che per lui rappresenta la perfezione del sentimento amoroso nella sua unica molteplicità. Inoltre il dipinto si rivela essere il punto di convergenza di diversi destini, anche lontanissimi nel tempo, che portano Cosimo a immergersi in una intricata tela di riferimenti storici, tra storia, stregoneria e inquisizione: intenso, raffinato, dotto, colto, denso, avvincente, emozionante, ben caratterizzato, elegante, ricco di livelli di lettura, suggestioni, riferimenti, modelli, ispirazioni e chiavi d’interpretazione, è da leggere.
Gabriele Ottaviani
Il link alla recensione su Convenzionali: https://bitly.ws/32CBv
Paolo Codazzi, Lo specchio armeno, pp. 191, € 16, Arkadia, Cagliari 2023.
L’autore del romanzo è un grande appassionato di storia del passato remoto e sa penetrarlo nei meandri più intimi, adattandoli alla narrativa con grande abilità ed estrema attenzione, attento a non cadere nelle facili trappole della forzatura linguistica. La storia, quella vera, evocata in un libro spalanca una dimensione entusiasmante dove tutto parla, mentre eventuali incongruenze falserebbero nel profondo il senso dell’operazione. Il pittore copista Cosimo Armagnati riceve la commissione di riprodurre un ritratto di donna conservato nella Galleria di Palermo. Cosimo, da sempre suggestionato dall’immagine di una donna bellissima che compare in un quadro da lui particolarmente amato, raggiunge Palermo per eseguire la copia tratta da una tela rinascimentale richiestagli da Ferdinando Vella, il sovrintendente di uno dei musei della città. Chi è Cosimo Armagnati? È un artista noto per la sua abilità nel riportare sulla tela quelle atmosfere e situazioni che appartengono alla tela copiata, una attività che per lui rappresenta una ri-creazione con le stesse antiche tecniche usate dai pittori dell’epoca. Appena sceso dall’aereo, a Cosimo pare di vedere il volto che lo ossessiona da sempre, quel volto che ritroverà nella pinacoteca dove Vella lo conduce e dove lo lascia solo a concentrarsi e permettergli di svolgere il suo compito riproducendo la copia. Per una straordinaria coincidenza, quella tela rappresenta il punto di riferimento di tutti i suoi pensieri amorosi e diventa l’obiettivo di una lunga ricerca. Il quadro si rivela il centro di diversi destini, anche lontanissimi nel tempo, che portano il protagonista a immergersi in un’intricatissima trama di riferimenti storici che hanno a che fare con la pratica della stregoneria, con l’operato della Santa Inquisizione in Sicilia e con il vissuto di alcune figure storiche collegati in modo indissolubile al protagonista e ai personaggi che gravitano intorno a lui. L’immagine raffigurata ad un certo punto abbandona il ritratto proiettandosi in una persona in carne ed ossa, e accompagnando Cosimo in un lungo percorso alla scoperta dei segreti di Palermo. Il romanzo crea forti suggestioni immergendosi in misteri sepolti, affondando in un passato a tratti lontano che però torna a eruttare ai giorni nostri sfidando la contemporaneità, perché le storie dei vari personaggi si fondono in un’unica vicenda intrigante e ricca di fascino. Il protagonista decide di lasciare in fretta Palermo senza aver concluso il ritratto, restituendo la somma in denaro che aveva ricevuto come anticipo. Ma la storia non si chiude qui perché all’aeroporto i suoi bagagli spariscono misteriosamente e al loro posto trova un mazzo di tarocchi siciliani che rivelano nella prima carta come qualcosa ritorni nel tempo… È stato tutto un sogno, l’allucinazione sorta da un desiderio morboso di quel corpo di donna che ha sperato invano di incontrare? La storia che prende vita dalla prosa di Paolo Codazzi presenta una lingua a tratti sostenuta, altrove distesa, con dialoghi di ampio respiro, rivelazioni quasi sussurrate e una notevole forza visiva. Questa scrittura è un punto di forza: composta, pulita, elegante, un rispetto ammirevole per l’uso della parola, un pensiero a volte lungo e ritmico, quasi vibrante nella risacca del tempo in cui Paolo Codazzi ci accompagna. E poi appunto c’è il senso del tempo: un’oscillazione tra oblio e conoscenza, un eterno presente che abbraccia il passato, un tempo che si avvicina dal sapore pericoloso ed esaltante. Il tempo, coglie Cosimo, interpella la sua vita ma soprattutto la storia e il trasformarsi del mondo. Di qui la necessità di rivisitare il passato, cercare motivi e ragioni, fare luce il più possibile. La memoria, appena la si richiama, porta sensazioni ed emozioni intense al personaggio che vive una passione d’amore oltre tutti i confini posti dai secoli. Colpisce questa autorevolezza e capacità nell’inseguire il mistero: al lettore sembra di camminare in punta di piedi dentro la storia, separato da essa da una linea veramente sottile.
Giorgio Bona
Il link alla recensione su Carmilla: https://bitly.ws/3254H
Che strano scrittore, Paolo Codazzi, sempre intento ad aprire sentieri mai netti o di confine – per esempio, tra la storia più documentata e la fantasia più surreale – tessitore di una lingua ricca, tornita e articolata, studioso infaticabile di tempi e geografie simultanee e di barocchi labirinti. In un romanzo che non è solo un richiamo moderno all’amor cortese fatto di contemplazioni e desideri da lontano, ma anche un intreccio per gli amanti del dialogo tra passato e presente e della complessità degli incastri e delle situazioni. Orientiamo, dunque, i passi con la giusta calma attraverso questo avvincente Specchio armeno (Arkadia editore, pagg. 190). Il pittore-copista Cosimo Armagnati riceve la commissione di riprodurre un ritratto di donna conservato nella Galleria di Palermo. Per straordinaria coincidenza, questa tela rappresenta per lui il punto di riferimento di tutti i suoi pensieri amorosi e rappresenta l’obiettivo di una lunga ricerca, tutta astratta e interiore, dell’amore assoluto e irraggiungibile. Il quadro si rivela il punto di convergenza di diversi destini, anche lontanissimi nel tempo, che portano Cosimo ad avvilupparsi in una intricata tela di riferimenti storici che hanno a che fare con la pratica della stregoneria e con l’operato della Santa Inquisizione in Sicilia. Non a caso, tre sono le piste che fanno capo a Palermo e alla riproduzione del quadro: geograficamente partono da Firenze, dove Cosimo vive e lavora; un’altra dalla base delle Alpi, dove sono i natali del pittore che dipinse l’originale ritratto di Beatrice Gurrieri, commissionato dal fidanzato di lei, ma occasione per il fulmineo innamoramento della donna nei confronti dell’artista venuto dal Nord; infine dalla Sicilia stessa, che vede coinvolta anche la famiglia omonima del sovrintendente al museo, Vella, dal quale discendeva il promesso sposo di Beatrice, Nicola. Fatto sta che a rendere più affascinante la scrittura di Codazzi interviene il gioco delle omonimie attraverso cui i protagonisti nel presente del romanzo ritrovano, come in una sorta di dispettoso specchio, una controfigura nel passato lontano che li precede e in qualche modo li determina. I loro destini convergono nella storia del quadro e nell’identificazione del misterioso “Maestro dei papiri” che lo aveva realizzato. Inoltre, sono annodati da due volumi che passano significativamente di mano in mano: un antico trattato di botanica, sconfinante nel manuale di pratiche magiche, e un saggio sull’Inquisizione di Vella, in cui si ricostruisce anche la vicenda di Beatrice e delle persecuzioni dell’Inquisizione ai danni di presunte fattucchiere. Magie, sconvolgimenti meteorologici, perturbazioni della mente che spingono tutti al momento topico del romanzo, quando Cosimo, all’opera nella riproduzione del dipinto, vede la Beatrice ritratta farsi persona in carne e ossa davanti ai suoi occhi sbalorditi. Cosa accadrà? Come in un ultimo estremo gioco tra lo scrittore e il suo lettore, tra chi ha raccontato e chi ha ascoltato, Paolo Codazzi sembra dirci che il frutto più dolce della sua storia lo gusterà, invece, chi ha capito. Forse che la verità sta in uno specchio mai così preciso, o in un residuo ineliminabile di realtà al fondo di ogni finzione.
Il link alla recensione su Reference POST: https://bitly.ws/Z5UG