Un padre verbalmente abusante, una madre succube, un marito violento e un figlio di cinque anni disabile: la vita di Geena Castillo non è quel che si dice “rose e fiori”. Affiancata nella sua estenuante esistenza dall’amica e vicina di casa Lola, la quarantaduenne sogna spesso di liberarsi del coniuge, che dopo averla convinta ad abbandonare gli Stati Uniti e a seguirlo in Italia ha smesso gli abiti dell’amante affettuoso e ha indossato quelli del carnefice. Quando un giorno la polizia suona alla porta e le comunica che il corpo dell’uomo è stato trovato senza vita, Geena non è né sorpresa né triste: è la sua occasione di essere finalmente libera, insieme a quel bambino che pur non parlando domina le sue giornate.
E adesso dormi è il quarto libro di Valeria Ancione, scrittrice e giornalista, che ai lettori consegna una nuova normalissima eroina del quotidiano. Con Famiglia Cristiana l’autrice ha parlato del suo desiderio di raccontare le donne, di dipingere il loro universo, e di far luce, con questo romanzo, sulla non diversità della disabilità.
Il titolo richiama la frase con cui la protagonista cerca sempre di far addormentare il suo bambino. È solo una questione di rimandi intertestuali?
«In realtà, è il primo titolo a cui ho pensato quando ho cominciato a scrivere il romanzo, che rispetto ad ora aveva un finale molto diverso. Diciamo che l’esclamazione racchiude un doppio significato… se in senso positivo o negativo si scoprirà solo alla fine del libro».
La trama ruota attorno alla vita di Geena (naturalizzata italiana con il nome Gina), alle prese con due lavori, un marito scomparso, Raffaele, e un figlio disabile, Jonathan. Dove ha preso l’ispirazione?
«Da Francesco, il bambino a cui è dedicato il romanzo, che ha una disabilità ed è il figlio di una mia carissima amica. La mia esperienza mi dice che quando la disabilità la indossi non è più diversità, bensì normalità: per questo nel libro la menomazione di Jonathan risulta la cosa più bella della vita di Gina, quella che le dà la forza e la determinazione per risolvere i suoi guai. Non è una sfortuna, ma un modo diverso di vivere la vita».
La maternità, nel romanzo, non viene dipinta come una missione a cui tutte le donne devono ambire: Gina stessa ha difficoltà a gestire suo figlio, a volte lo tratta male, non lo capisce, piange.
«La maternità non è una favola, sia che tu abbia un figlio in salute, sia che tu non lo abbia. Nel caso di Gina, lei si trova ad avere a che fare per sempre con un bambino che, cerebralmente, è come un neonato e che, come tutti i neonati, comporta una rinuncia totale di sé. Non esiste la perfezione nella maternità, dobbiamo ricordarcelo: perseguire questo assurdo ideale ci porta ad annullarci e a stare con il fiato sul collo dei nostri bambini».
Nel libro sembra ricorrere l’idea del trio: tre sono le amiche protagoniste, tre i membri della famiglia originaria di Gina e di quella che si crea, tre i vicini di casa che si prendono cura di lei. È una coincidenza o c’è di più?
«È una coincidenza, ma trovo meraviglioso che chi legge il libro noti delle cose a cui io non avevo minimamente pensato! [ride, ndr]».
Gina è la quarta donna protagonista dei suoi romanzi: prima di lei ci sono state Nina ed Eva in La dittatura dell’inverno, Patrizia in Volevo essere Maradona, Sara e Nenzi in Il resto di Sara. C’è un filo rosso che le lega?
«Nina ed Eva appaiono, un po’ alla Hitchcock, anche in questo romanzo. Quando scrissi La dittatura dell’inverno, la mia editor di Mondadori mi disse una frase bellissima: “Come racconti tu le donne, nessuno”. Io mi occupavo di calcio femminile al Corriere dello Sport, avevo parecchio a che fare con le donne, in un ambiente tra l’altro fortemente maschile. Ed è questo che lega le mie protagoniste: sono diverse, ma sono tutte donne».
È un modo per dare voce al femminile?
«Esattamente. Io sono un’appassionata di Marcela Serrano, ho sempre voluto essere come lei, per questo parlo di donne: mi piace portare sulla pagina la loro capacità di innamorarsi delle persone, delle cose, di quello che fanno, ma anche narrare le loro imperfezioni e le loro emozioni. Ho dato voce a tante tipologie di donne e a tante fragilità. E sono tutte storie che mi arrivano dalla realtà, da racconti diretti o indiretti che sento».
Tornando al suo romanzo: in un’intervista a Repubblica lei ha affermato che il suo editore ha faticato un po’ ad accettare che una delle protagoniste, Mara Gorlier, fosse un’avvocata, e non un avvocato. La spinta all’emancipazione passa dunque dal linguaggio?
«Assolutamente sì: il linguaggio ha un suo peso. Mi disturba, lo ammetto, l’uso dell’asterisco, perché non ha senso nella grammatica italiana, ma tutti i nomi maschili che sono trasformabili nel genere non vedo perché non possano essere usati al femminile. Più diciamo “avvocata”, ad esempio, più ci abituiamo a sentirlo e a usarlo, così come siamo ormai abituati a sentire “la ministra” o “la sindaca”. Eppure, a tantissime donne piace svolgere un lavoro considerato tipicamente da maschio e farsi chiamare con il nome della professione al maschile».
E adesso dormi è il racconto di un’amicizia femminile, ma anche di schemi disfunzionali che si trasmettono di genitori in figli: Gina, infatti, è cresciuta con un padre padrone e una madre succube, e con Raffaele ha involontariamente ricreato la stessa dinamica. Come si spezza il circolo?
«Non è facile. Queste dinamiche fanno parte soprattutto della mia generazione: avevo compagne di classe che subivano violenza, anche fisica, da parte del padre, oppure vivevano con madri che non avevano il coraggio di opporsi a certe angherie perché altrimenti poi le “prendevano”. Erano cose normali per la mia epoca. Che continui a esserlo tutt’ora, mi fa impressione: vedo molte donne giovani che hanno un atteggiamento, se non succube, per lo meno servile. Forse il circolo si può spezzare solo per partito preso, decidendo insieme al proprio partner che le cose si fanno in due, che si impara insieme, che si è una squadra. La tendenza a ricercare nel compagno la figura paterna, purtroppo, continua a essere una possibilità fortissima. È come se non fossimo capaci di liberarci di ciò che abbiamo subìto, pertanto lo andiamo a cercare: è la nostra zona di conforto, perché in quella cosa là sappiamo come muoverci».
Viene un po’ spontaneo, per chi lo ha visto, pensare al film di Paola Cortellesi, C’è ancora domani, che pur avendo una trama diversa affronta in fondo lo stesso tema. Che ne pensa, lei?
«L’ho visto insieme a mia figlia, sollecitata dal grande successo che aveva ottenuto. A prescindere dal giudizio estetico, ciò che importa è quello che questo film ha seminato e le emozioni che ha suscitato: se continua ad attirare gente nei cinema, significa che è un film potente».
Micol Vallotto
Il link all’intervista su Famiglia Cristiana: https://bitly.ws/3awqI
Il nuovo romanzo di Valeria Ancione è un viaggio per certi versi fiabesco nell’universo femminile alle prese con la violenza maschile e coniugale. Una storia di donne e di sopravvivenza alla violenza dell’uomo peggiore, che confonde l’amore con il possesso e la sopraffazione. E adesso dormi si legge tutto d’un fiato, per immergersi nei risvolti di un racconto che è semplice e profondo al tempo stesso, intriso di sentimenti autentici, che siano smarrimento, confusione e paura o empatia, amicizia reale e voglia di vivere senza rassegnazione.
Non amo raccontare la trama dei libri, limitando all’essenziale diciamo che la protagonista, Geena Castillo ha lasciato gli Stati Uniti per l’Italia sfuggendo a una famiglia violenta, sposando Raffaele e trovandosi mamma di un bambino disabile. Ma a Roma l’incubo continuerà, perché per Gina Drago (il suo nome italiano da sposata) il matrimonio si rivelerà una prigione, violenta e ingiustificabile come ogni sopraffazione che tante donne subiscono dai mariti. Inquietudini e paure cambiano colore quando Raffaele scompare e quando la Polizia, rinvenuto il suo cadavere, inizia a indagare.
E adesso dormi è quanto mai romanzo attuale, affrontando nel suo nodo narrativo centrale il tema della violenza tra le mura domestiche che le donne si trovano a dover sopportare quando uomini e mariti si rivelano non amanti affettuosi ma crudeli e sadici “killer” delle altrui personalità, assassini di esistenze libere e rispettose dei sentimenti, amorosi e civili.
Le tre donne che costruiscono in maniera appassionante la storia di E adesso dormi (ricordando il celebre film di Robert Altman, Tre donne avrebbe potuto essere il sottotitolo di questo romanzo) custodiscono segreti dolorosi e affinità che le hanno portate a incontrarsi.
L’amica factotum Lola, l’avvocato Mara Gorlin (avendo Valeria Ancione – redattrice del Corriere dello Sport-Stadio – giocato a basket, posso ipotizzare che il cognome sia un omaggio all’ex azzurra di basket, Lidia Gorlin?) sono le coprotagoniste di una vita che cambia dopo la scomparsa del marito violento e vessatore, che nemmeno la nascita del piccolo e sfortunato Jonathan è riuscita ad addolcire.
Personaggi di cuore, dotati di quella sensibilità che spesso chi ha sofferto riesce a provare. Come si concluderanno le indagini sulla morte di Raffaele dovete scoprirlo leggendo, anche se la trama orizzontale non è l’unico aspetto che piace del romanzo. C’è il “senso verticale” delle confessioni delle amiche che aggiunge spessore e stimola attenzione per la determinazione, l’inseguimento e la realizzazione della propria identità, le scelte difficili che ogni donna dovrebbe essere sempre libera di intraprendere. E ogni storia confluisce in quella di Gina, componendo il quadro generale e dando quel senso di solidarietà che è nel dna del romanzo.
E adesso dormi nel raccontare crudeltà matrimoniali, contrappone i valori dell’amicizia femminile e di un destino che a volte può rivelarsi riparatore e fiabesco. Perché non bisognerebbe mai rassegnarsi, anche se non si comprendono in tempo le trappole di amori malati che con l’amore non c’entrano nulla.
Superfluo dirlo, ma E adesso dormi potrebbe tranquillamente non solo diventare un film, ma adattarsi a opera teatrale, con situazioni, dialoghi e personaggi che appaiono ideali per una messa in scena anche a teatro.
E adesso dormi
E ADESSO DORMI – di Valeria Ancione. 2023, 224 pagine, brossura Arkadia editrice, Collana Eclypse. euro 16.
Le opere di Valeria Ancione
La dittatura dell’inverno (Mondadori, 2015)
Volevo essere Maradona (Mondadori, 2019)
Il resto di Sara (Arkadia edistrice, 2022)
E adesso dormi (Arkadia editrice, 2023)
Leandro De Sanctis
Il link alla recensione su Visto dal basso: https://bitly.ws/38GZo
Sul comodino della Rambaldi
Valeria Ancione – Roma – giornalista del Corriere dello Sport, ama raccontare le donne e si è sempre occupata di calcio femminile sostenendo la battaglia contro pregiudizi, stereotipi e discriminazione di genere. È convinta che lo sport possa salvare la vita. Ha finora pubblicato i romanzi: La dittatura dell’inverno, Volevo essere Maradona, e Il resto di Sara. “Di ospedali e medici per l’Italia ne avevano visitati parecchi, non restava che l’America. Ma, dove e per curare cosa? Nonostante le perplessità manifestate sul caso di Jonathan il professore del Bambino Gesù le aveva ispirato fiducia e Gina aveva deciso che quel medico, e nessun altro, se ne sarebbe preso cura. Giurò che i viaggi della speranza finivano lì, in quel dottore dal nome che era un buon auspicio. Lo stimava a prescindere dai risultati che avrebbe ottenuto. Sapeva di avere messo il bambino nelle mani giuste e non voleva andare in America, dove ripeteva a chiunque, “Non fabbricano mica miracoli”. Il ritardo intellettivo si conclamava con il passare del tempo e secondo Speranza, Nat, era destinato a una vita breve. Ma Gina, ostinata come solo una madre sa essere, era convinta che dentro quella testolina non ci fosse solo il vuoto e che comunque il vuoto potesse e dovesse essere riempito. Finite le illusioni era cominciato il tempo della battaglia, che la donna avrebbe portato avanti con le sue scelte anche da sola.” Geena Castillo ha lasciato l’America per dimenticare un padre violento. L’incontro con Raffaele e il trasferimento in Italia l’hanno illusa di trovare il grande amore e un futuro migliore. Ma niente è andato come sperava. Raffaele si è presto rivelato più violento del padre e le sue angosce non si fermano lì. Jonathan, il figlio di cinque anni, nato dal loro matrimonio, è affetto da una rara malattia invalidante che gli impedisce di capire e farsi capire e lo condanna a dipendere dagli altri per sempre. È cieco, sordo, epilettico, e Raffaele se ne frega. Non lo considera un problema suo. Maltrattamenti e umiliazioni sono all’ordine del giorno e Geena sopporta tutto senza ribellarsi. Odia il marito, sogna di separarsi e vendicarsi, ma non ne ha il coraggio e resta lì in attesa di una liberazione che probabilmente non arriverà mai. O forse no? Intanto Raffaele si assenta spesso da casa e non si sa dove vada. Di certo lei non conta più sul suo aiuto. E quando scompare per giorni e giorni non ci fa caso e ne denuncia la scomparsa in ritardo. L’unica a darle una mano è la vicina di pianerottolo, Lola, che le tiene il bambino mentre è al lavoro. Quando Lola le ha fatto le carte ha visto qualcosa di brutto, ma Gina non crede nei Tarocchi. Anche se finora ci hanno sempre preso. E stavolta vedevano un militare che la cerca e la morte. Al lavoro si fa chiamare Gina. Fa le pulizie in un condominio di studi professionali dislocato su otto piani, ed è qui che ha stretto amicizia con l’avvocatessa Mara, che si prende a cuore il suo caso. Agli allontanamenti prolungati del marito ha fatto l’abitudine. Se non torna è un sollievo. Quando l’ultima assenza si prolunga per mesi pensa che finalmente se ne sia andato per sempre, fino a che la polizia non bussa alla sua porta per chiederle il riconoscimento di un cadavere ritrovato in pessime condizioni in un torrente fuori Roma. Potrebbe essere Raffaele. La fede nuziale che le mostrano è la sua, corrisponde anche la dedica. E ci sarà un’indagine per scoprire se si tratta di suicidio o incidente. Di sicuro la polizia sospetta di lei e Gina, che si sente responsabile per averlo desiderato morto, entra nel tunnel della paura. Per fortuna ci sono Mara e Lola a sostenerla. L’avvocatessa l’assiste legalmente e l’aiuto di Lola col bambino, soprattutto adesso, è fondamentale. Ecco un sogno d’amore che si trasforma in incubo e tre donne unite che si danno una mano concretamente. Poi l’incontro con un musicista di piano bar cambia tutto e riaccende la speranza in un futuro migliore, ma per arrivarci Gina dovrà combattere.
Paola Rambaldi
Il link alla recensione su Libroguerriero: https://bitly.ws/38gZG
Dopo il successo de Il resto di Sara, la giornalista e scrittrice siciliana di nascita e romana d’adozione Valeria Ancione torna in libreria con “E adesso dormi”, pubblicato dalla casa editrice Arkadia, collana Eclypse. Un romanzo al femminile, intenso e agganciato alla cruda realtà odierna, in cui la protagonista si trova a dover combattere una personale lotta per la sopravvivenza. Geena Castillo è fuggita dagli Stati Uniti per allontanarsi da un padre violento e una madre succube. Arriva a Roma inseguendo il suo sogno d’amore che si trasformerà in incubo e un’autentica prigione: il marito Raffaele infatti si rivelerà peggiore del padre. Nemmeno la presenza del figlio disabile risolve una situazione in cui la brutalità resta il pane quotidiano. L’unica cosa da fare è separarsi. Anzi di più: ucciderlo. Raffaele scompare e la vita di Geena, che in Italia è diventata Gina Drago, sembra prendere una piega diversa. Invece, tutto precipita quando un giorno la polizia bussa alla porta di casa della donna, per condurla con sé: c’è da identificare un cadavere appena ritrovato, che si sospetta essere quello del marito. Saranno la vicinanza di altre due donne, la presenza del piccolo Jonathan, la cui grave disabilità è la cosa più normale nella vita di Geena e un incontro casuale con un uomo affascinante a cambiare la prospettiva e riaccendere la speranza di ritagliarsi un pezzo di felicità nel mondo.“Un romanzo che mi ha aperto il cuore fin dalle prime righe…” ha dichiarato l’editore e “il romanzo nel cassetto” dell’autrice, come ella stessa ha spiegato. “Scritto dopo l’esordio del 2015 (La dittatura dell’inverno, ovvero Nina), di tanto in tanto ci tornavo aggiustando qualcosa, cercando la sua giusta evoluzione. L’ho riposto facendo finta di dimenticarmene, convinta che non fosse il suo tempo, e ho scritto altro. Con Gina, perché ogni mio libro finisce con l’avere il nome di una donna, volevo raccontare la violenza sulle donne – fisica e soprattutto psicologica -, quella che indebolisce e annulla la persona, che confonde amore con dovere, che legittima possesso e servilismo e che per paura porta a giustificare tutto fino ad accettare, per buoni o per destino, certi uomini. Avevo poi il bisogno di mostrare la disabilità come normalità, poiché è diversità solo finché non ci appartiene (il bambino, ormai ragazzo, esiste, ed è stato fonte di ispirazione). Nello sfondo dominano l’amicizia e il coraggio delle donne, che sono capaci di scelte estreme quando arrivano al basta, al limite. Temi importanti più che pesanti, che fanno parte della nostra realtà, che non sono però sinonimi di tristezza, è come si raccontano che fa la differenza. E tutto questo tempo trascorso mi è servito per capire se avevo raccontato nel modo giusto e se la storia fosse pronta per tutti e non fosse più solo la ‘mia’ storia”. Valeria Ancione, del resto, ama raccontare le donne e questo lo avevamo capito già dalle sue opere precedenti, tra cui Volevo essere Maradona (biografia romanzata dell’ex calciatrice Patrizia Panico) pubblicata nel 2019 con Mondadori Ragazzi, aggiudicatasi il terzo posto al Premio Bancarellino e di cui la Lux Vide ha acquistato i diritti per produrre una serie tv. Attraverso le pagine di questo nuovo libro lo fa dando vita a un romanzo sull’amicizia, condito da un piccolo mistero.
VALERIA ANCIONE
Siciliana, è nata nel 1966 a Palermo, ma è cresciuta a Messina e dal 1989 vive a Roma. Giornalista professionista, lavora al “Corriere dello Sport” dal 1991. Ama raccontare le donne. Si è occupata di calcio femminile, sostenendo sulle pagine del suo giornale la battaglia contro pregiudizi, stereotipi e discriminazione di genere. Del calcio in generale l’attrae la potenza di aggregazione e condivisione, meno le partite. Non è tifosa, ma simpatizza. È convinta che lo sport possa salvare la vita. Giocava a basket, nonostante l’altezza, è sempre a dieta, non ha mai tinto i capelli, legge sempre e ascolta audiolibri, ama il mare in modo viscerale e la Sicilia in modo possessivo, si commuove sullo Stretto, è orgogliosa di essere cittadina di Roma, ha tre figli nel secondo tempo dell’adolescenza che, se non si allunga un altro po’, forse sta finendo. Nel 2015 ha esordito in narrativa con La dittatura dell’inverno per Mondadori. Nel 2019 con Mondadori Ragazzi ha pubblicato Volevo essere Maradona (biografia romanzata dell’ex calciatrice Patrizia Panico), aggiudicatasi il terzo posto al Premio Bancarellino e di cui la Lux Vide ha acquistato i diritti per produrre una serie tv. Nel 2022 è uscito per Arkadia Il resto di Sara, del quale esiste anche la versione audiolibro de Il Narratore.
Il link alla segnalazione sul Corriere Nazionale: https://bitly.ws/36tDQ
Un romanzo tutto al femminile, più che mai allacciato all’attualità, in cui la protagonista innocente frutto di un malsano e vessatorio asservimento familiare, sarà costretta a dover intraprendere una personale lotta quasi per la sopravvivenza.
Quell’asservimento che tante volte in nome di un amore malato troppo spesso rappresentato dalla possessività , dall’egoismo, dalla necessità di avere ed esercitare un dominio assoluto o peggio su un’innamorata, un’amante, una moglie o una figlia porta alla violenza. Toccando i confini della peggiore crudeltà. Quante volte sentiamo dire o leggiamo di ragazze o donne uccise per un’incontrollabile reazione omicida provocata da un rifiuto, da un no detto da qualcuna che un maschio purchessia credeva solo sua proprietà.
Ma nessuno, uomo o donna che sia, ha mai il diritto di considerare un essere umano come sua proprietà. Perché non esiste passione o sentimento che possa consentirlo. Si tratta solo di SCHIAVISMO e ricordiamo bene tutti che, benché purtroppo certe regole non siano mai state completamente accettate da certuni popoli, l’abolizione dello schiavismo è una grande conquista della civiltà.
Geena Castillo, americana , che oggi vive a Roma con il marito e il loro bambino di cinque anni, Jonathan, affetto da una rara malattia invalidante che gli impedisce e forse gli impedirà per sempre di capire e farsi capire, è fuggita in Italia dagli Stati Uniti per allontanarsi da un padre violento. Si illudeva di aver finalmente trovato il vero amore in Raffaele, convinta che la sua vita avrebbe potuto essere diversa, migliore e più giusta con un marito che proprio per il suo nome da angelo gli avrebbe offerto solo gioia e bellezza. Dopo aver subito le angherie di un padre padrone aveva seguito il fidanzato e poi marito a Roma, senza neppure rendersi conto che stava passando da una prigione all’altra.
E ciò nonostante, adusa a essere condizionata da un io dominatore, ha voluto credere che la sua nuova vita italiana fosse meno penosa di quella sofferta nel suo Paese.
In realtà la loro relazione si rivelerà un autentico inferno. Con lei quotidianamente abusata.
E certamente la nascita di Jonathan rivelatosi presto un bambino ammalato, tarato, affetto da un grave ritardo che ha rappresentato agli occhi del padre solo un fallimento di maschio, ha potuto migliorare una spaventosa situazione in cui la brutalità rappresentava la norma . Unico sollievo per lei l’amorevole conforto offerto dalla costante presenza di una vicina di casa Lola, vedova e che vive con la figlia Corrada sullo stesso pianerottolo, diventata insostituibile appoggio, spalla e forse unico freno inibitore della continue violenze del marito. Violenze alle quali Geena, che ormai ha italianizzato il suo nome in Gina, non ha mai osato ribellarsi. Ancora plagiata infatti da ciò che ha vissuto in casa dei genitori, dove aveva appreso da sua madre a scambiare l’amore con il dovere, accetta tutto supinamente…
Lavorando di sera per un’impresa che fa le pulizie in uno studio di avvocati e commercialisti, e lascia durante quelle ore il suo povero bambino, Jonathan, all’amica Lola.
L’unica cosa buona da fare sarebbe separarsi. Ma Gina non vuole farlo, resiste, continua a resistere nonostante le assenze di Raffaele, le ripetute vessazioni morali, le minacce e le botte.
Fino a quando suo marito, Raffaele si dileguerà misteriosamente dopo una gita, un picnic fatto con Lola e Jonathan. Gina denuncerà la sua scomparsa solo la sera dopo, dichiarando che non era la prima volta che lui lasciava la famiglia. Forse aveva scelto di andarsene.
E nei giorni e nei mesi successivi, in cui cerca consciamente di cullarsi in quell’impossibile realtà, la sua vita sembra prendere una piega diversa, tranquilla, lei e il bambino soli, quasi sereni ma tutto pare voler finire in un attimo quando un giorno due agenti di polizia bussano alla sua porta. È stato ritrovato un cadavere quasi irriconoscibile in un canale, potrebbe essere quello di suo marito.
Dopo aver fornito gli elementi sufficienti per un’identificazione formale per Geena tuttavia, in attesa che le indagini facciano chiarezza, comincerà un lungo calvario di rimorso e di paura. È convinta infatti di essere in qualche modo responsabile e che la morte di Raffaele non sia dovuta al caso.
Per su fortuna nello studio legale dove fa le pulizie la sera, esercita tra i titolari Mara, che lavora alle pratiche legali fino a tardi, quasi a notte. Gina/Geena, che ha imparato a fidarsi delle donne, sollecita il suo consiglio e il suo aiuto professionale. Fra loro nascerà simpatia, tanto che il loro rapporto da strettamente professionale saprà diventare un’amicizia nella quale presto verrà coinvolta anche la quieta e confortante saggezza di Lola.
Tre donne, ciascuna con dietro le spalle qualcosa di segreto mai confessato, legato a diverse esperienze come madri e come figlie, ma che la condivisione trasformerà in sostegno e forza comune. Una forza che consente di affrontare ogni verità.
Reale e senza false emozione la descrizione del rapporto tra l’amica Lola, donna generosa e senza sentimentalismi, e Gina, madre spossata del piccolo Jonathan, un bambino che morde, si agita e cammina a stento. Un esserino che non la chiamerà mai mamma, condannato a restare un bambino a vita. Ciò nondimeno, anche nei momenti di peggiore disperazione, Gina riuscirà ad affrontare la sua malattia e a lottare per sopravvivere. Sconfinato amore, il suo, ma anche fatica ed esasperazione, pur temperate dall’abnegazione e dall’istinto di protezione. Gina ha imparato a conviverci per andare avanti e restare al suo fianco ma per continuare a farlo sa anche che deve sapere delegare e farsi aiutare.
Lei è una donna che si crede sbagliata, forse perché così l’hanno fatta sentire i suoi genitori e suo marito, magari umiliandola per il suo aspetto di donna piccola. esile , con grandi occhi in un volto smagrito. Insomma si giudica solo bruttina, inconsistente, soffre di mancanza di autostima, di rispetto verso sé stessa. E invece dovrà imparare a riconoscersi, a combattere per se stessa e a concedersi nuove possibilità.
Ha una bella voce, le piacerebbe cantare forse… ma quando, dove e come?
Valeria Ancione, siciliana, è nata nel 1966 a Palermo, ma è cresciuta a Messina e dal 1989 vive a Roma. Giornalista professionista, lavora al “Corriere dello Sport” dal 1991. Ama raccontare le donne. Si è occupata di calcio femminile, sostenendo sulle pagine del suo giornale la battaglia contro pregiudizi, stereotipi e discriminazione di genere. Del calcio in generale l’attrae la potenza di aggregazione e condivisione, meno le partite. Non è tifosa, ma simpatizza. È convinta che lo sport possa salvare la vita. Giocava a basket, nonostante l’altezza, è sempre a dieta, non ha mai tinto i capelli, legge sempre e ascolta audiolibri, ama il mare in modo viscerale e la Sicilia in modo possessivo, si commuove sullo Stretto, è orgogliosa di essere cittadina di Roma, ha tre figli nel secondo tempo dell’adolescenza che, se non si allunga un altro po’, forse sta finendo.
Nel 2015 ha esordito in narrativa con La dittatura dell’inverno per Mondadori. Nel 2019 con Mondadori Ragazzi ha pubblicato Volevo essere Maradona (biografia romanzata dell’ex calciatrice Patrizia Panico), finalista al Premio Bancarellino e di cui la Lux Vide ha acquistato i diritti per produrre una serie tv. Nel 2022 è uscito per Arkadia Il resto di Sara, del quale esiste anche la versione audiolibro de Il Narratore.
Patrizia Debicke
Il link alla recensione su Liberi di scrivere: https://bitly.ws/36tCh
A tu per tu con la scrittrice Valeria Ancione, questa settimana a Messina per un firmacopie da Malatino concept store ed un evento speciale in programma oggi al Mondadori Bookstore. L’ispirazione dietro al suo ultimo romanzo “E adesso dormi”
MESSINA. In arrivo in città due eventi legati al libro, uscito lo scorso 3 novembre, “E adesso dormi” , della scrittrice Valeria Ancione. L’autrice, nata a Palermo ma cresciuta a Messina e trasferita a Roma (dove è anche giornalista per il Corriere dello Sport), è in città per incontrare i lettori e firmare il suo nuovo romanzo: oggi, 13 dicembre, dalle ore 17 sarà alla libreria Ciofalo – Mondadori Bookstore di via Consolato del mare; mentre venerdì 15 sarà al Malatino concept store di Ganzirri.
Quello di oggi, però, non sarà un semplice firmacopie. Alle 19, infatti, ad Ancione si affiancherà lo scrittore Mario Falcone per un dialogo che partirà dalla trama del libro per analizzarla e andare oltre, creando un confronto più intimo e particolare, che sia più di una semplice presentazione.
Sin da subito, facendo riferimento alla presentazione di oggi, hai parlato di un evento speciale. In che modo sarà diverso e com’è nata l’idea?
“Ho pensato di fare qualcosa di diverso perché comunque c’è già stata una presentazione a Messina, anche quella molto divertente. All’inizio avevamo addirittura pensato di fare qualcosa che durasse tutta la giornata, tanto io da Viviana (Montalto, libraia del mondadori bookstore ndr) mi sento a casa. Per la mia esperienza, se in libreria ti senti a casa tua, quello è il luogo ideale. Non è un negozio, è casa. Da Ciofalo ci sono tutti i miei libri, credo sia l’unica che vende ancora “La dittatura dell’inverno”, quindi ho la possibilità di firmare anche quelli. Ma la particolarità è che verso le sette subentra Mario (Falcone) e faremo qualcosa di divertente. Faremo “le confessioni”, sarà un momento di apertura.”
Da dove arriva, invece, l’ispirazione per “E adesso dormi”?
“L’ispirazione principale è Francesco, il figlio disabile di una mia amica. Sentivo proprio il bisogno di raccontare una storia in cui inserire questo bambino e la forza che una madre trova per il proprio figlio. Tutto il resto è venuto dopo. Ho complicato le cose aggiungendoci una relazione negativa e un mistero. Quindi ho introdotto la figura di Raffaele, questo marito violento che scompare e viene ritrovato morto.”
Il mistero legato alla sua morte resta fino alla fine del libro, ma attorno a questo si sviluppano tante altre cose.
“Sì. Per tutto il romanzo è come se si arrivasse sempre sul bordo del burrone per poi restare bloccati. Questo bordo diventa la metafora di quello che non si vuole affrontare, per tutti i personaggi. È il punto fino al quale arriviamo a vedere noi stessi, poi ci ritraiamo per non fare i conti con le nostre decisioni. Questo è quello che succede un po’ a tutte e tre le donne di questa storia, ognuna ha il suo ciglio del burrone. La protagonista è Gina, ma anche le altre lo diventano. Anche Mara e Lola hanno le loro storie, hanno dei segreti. Certe volte un cambiamento diventa segreto e ci si porta avanti negli anni una cosa non detta. È una scelta di cui per qualche motivo pensi di doverti vergognare, solo quando la dici scopri che è coraggiosa e si alleggerisce la pesantezza che ti sei portato addosso.”
Si può dire che le protagoniste siano le donne e l’amicizia?
“È un romanzo di donne ma anche di uomini, c’è anche il vicino Oreste, che è come una figura paterna per Gina, e ci sono anche due poliziotti carinissimi e accudenti. Però sì, è soprattutto un romanzo sull’amicizia e alla fine risultano centrali queste tre donne: Gina, l’amica storica e vicina di casa Lola e l’avvocata Mara. In un’amicizia spesso il tre risulta essere un numero imperfetto, perché magari si creano gelosie, ma tra loro è come un cerchio magico, una pluriamicizia.”
Come ti sei preparata per affrontare una tematica importante e delicata come quella della violenza domestica?
“Partendo dalla morte di Raffaele, la violenza domestica non è raccontata in maniera così evidente, questo non vuole essere un libro sulla violenza. Volevo, però, raccontare la parte più sottile e nascosta. Faccio parte di una generazione in cui certa violenza era la normalità, anche se non in casa mia. La violenza, anche se non ci appartiene, comunque ci riguarda. Io lo vedevo tramite altre persone che la subivano dal padre. Infatti Gina viene da una famiglia così, con un padre violento e una madre succube. Pensa di fuggire da questa situazione lasciando la sua casa e il suo paese, l’America, con Raffaele. Invece cade nella stessa padella… che è una cosa purtroppo frequentissima. Gina è così perché il padre la sminuiva, le faceva sentire di non valere niente. Se non vali niente come ti ribelli? Solo quando diventa madre si scatena tutta la sua forza.”
Come mai una protagonista americana?
“Al giornale c’era una donna delle pulizie con cui mi sorridevo sempre. All’inizio ero convinta che fosse calabrese. Un giorno la incontro in bagno, la saluto e mi risponde con un accento strano. Subito le ho chiesto “non è italiana?” e lei mi ha detto di essere americana. Un’americana che fa le pulizie a Roma sembra strano. Allora mi è venuto in mente un discorso sui pregiudizi, che infatti poi ho inserito. Proprio da questo incontro ho preso ispirazione per scrivere l’incontro tra Gina e Mara.”
La figura di Mara è interessante, anche perché arriva dopo rispetto a Lola, ma Gina si fida immediatamente di lei. Il loro è un rapporto nato dai sorrisi di cortesia sul luogo di lavoro e sviluppato velocemente ma naturalmente. È stato difficile da scrivere?
“Mi è venuto naturale proprio perché con questa donna delle pulizie c’era questa cosa tenerissima ma quando ci siamo trovate vicine lei è stata molto timida. Molti rapporti nascono da uno sguardo, da una relazione inesistente, a pelle. Gina vede questa avvocata e le sembra subito una persona meravigliosa, allegra, elegante… quindi per lei era ovvio che sarebbe stata lei la sua avvocata. Poi diventano subito amiche proprio perché è una persona nuova. Con le amicizie vecchie abbiamo già dei codici. Con le amicizie nuove fai tabula rasa, puoi essere “nuova”, non quella che ci si aspetta ma quella che vuoi essere.”
Giorgia Nunnari
Il link all’intervista su LetteraEmme: https://bitly.ws/35PW8
Dopo il successo de Il resto di Sara, la giornalista e scrittrice siciliana di nascita e romana d’adozione Valeria Ancione torna in libreria con “E adesso dormi”, pubblicato dalla casa editrice Arkadia, collana Eclypse. Un romanzo al femminile, intenso e agganciato alla cruda realtà odierna, in cui la protagonista si trova a dover combattere una personale lotta per la sopravvivenza. Geena Castillo è fuggita dagli Stati Uniti per allontanarsi da un padre violento e una madre succube. Arriva a Roma inseguendo il suo sogno d’amore che si trasformerà in incubo e un’autentica prigione: il marito Raffaele infatti si rivelerà peggiore del padre. Nemmeno la presenza del figlio disabile risolve una situazione in cui la brutalità resta il pane quotidiano. L’unica cosa da fare è separarsi. Anzi di più: ucciderlo. Raffaele scompare e la vita di Geena, che in Italia è diventata Gina Drago, sembra prendere una piega diversa. Invece, tutto precipita quando un giorno la polizia bussa alla porta di casa della donna, per condurla con sé: c’è da identificare un cadavere appena ritrovato, che si sospetta essere quello del marito. Saranno la vicinanza di altre due donne, la presenza del piccolo Jonathan, la cui grave disabilità è la cosa più normale nella vita di Geena e un incontro casuale con un uomo affascinante a cambiare la prospettiva e riaccendere la speranza di ritagliarsi un pezzo di felicità nel mondo. “Un romanzo che mi ha aperto il cuore fin dalle prime righe…” ha dichiarato l’editore e “il romanzo nel cassetto” dell’autrice, come ella stessa ha spiegato. “Scritto dopo l’esordio del 2015 (La dittatura dell’inverno, ovvero Nina), di tanto in tanto ci tornavo aggiustando qualcosa, cercando la sua giusta evoluzione. L’ho riposto facendo finta di dimenticarmene, convinta che non fosse il suo tempo, e ho scritto altro. Con Gina, perché ogni mio libro finisce con l’avere il nome di una donna, volevo raccontare la violenza sulle donne – fisica e soprattutto psicologica -, quella che indebolisce e annulla la persona, che confonde amore con dovere, che legittima possesso e servilismo e che per paura porta a giustificare tutto fino ad accettare, per buoni o per destino, certi uomini. Avevo poi il bisogno di mostrare la disabilità come normalità, poiché è diversità solo finché non ci appartiene (il bambino, ormai ragazzo, esiste, ed è stato fonte di ispirazione). Nello sfondo dominano l’amicizia e il coraggio delle donne, che sono capaci di scelte estreme quando arrivano al basta, al limite. Temi importanti più che pesanti, che fanno parte della nostra realtà, che non sono però sinonimi di tristezza, è come si raccontano che fa la differenza. E tutto questo tempo trascorso mi è servito per capire se avevo raccontato nel modo giusto e se la storia fosse pronta per tutti e non fosse più solo la ‘mia’ storia”. Valeria Ancione, del resto, ama raccontare le donne e questo lo avevamo capito già dalle sue opere precedenti, tra cui Volevo essere Maradona (biografia romanzata dell’ex calciatrice Patrizia Panico) pubblicata nel 2019 con Mondadori Ragazzi, aggiudicatasi il terzo posto al Premio Bancarellino e di cui la Lux Vide ha acquistato i diritti per produrre una serie tv. Attraverso le pagine di questo nuovo libro lo fa dando vita a un romanzo sull’amicizia, condito da un piccolo mistero.
VALERIA ANCIONE
Siciliana, è nata nel 1966 a Palermo, ma è cresciuta a Messina e dal 1989 vive a Roma. Giornalista professionista, lavora al “Corriere dello Sport” dal 1991. Ama raccontare le donne. Si è occupata di calcio femminile, sostenendo sulle pagine del suo giornale la battaglia contro pregiudizi, stereotipi e discriminazione di genere. Del calcio in generale l’attrae la potenza di aggregazione e condivisione, meno le partite. Non è tifosa, ma simpatizza. È convinta che lo sport possa salvare la vita. Giocava a basket, nonostante l’altezza, è sempre a dieta, non ha mai tinto i capelli, legge sempre e ascolta audiolibri, ama il mare in modo viscerale e la Sicilia in modo possessivo, si commuove sullo Stretto, è orgogliosa di essere cittadina di Roma, ha tre figli nel secondo tempo dell’adolescenza che, se non si allunga un altro po’, forse sta finendo.
Nel 2015 ha esordito in narrativa con La dittatura dell’inverno per Mondadori. Nel 2019 con Mondadori Ragazzi ha pubblicato Volevo essere Maradona (biografia romanzata dell’ex calciatrice Patrizia Panico), aggiudicatasi il terzo posto al Premio Bancarellino e di cui la Lux Vide ha acquistato i diritti per produrre una serie tv. Nel 2022 è uscito per Arkadia Il resto di Sara, del quale esiste anche la versione audiolibro de Il Narratore.
Valentina Brini
Il link alla recensione su Social Up Magazine: https://bitly.ws/34YTB