“La bella virtù” su Il mestiere di leggere
Marisa Salabelle, La bella virtù
Mio padre si chiamava Felice, ma felice davvero, in vita sua, credo che non lo sia mai stato.
Pag. 54
La bella virtù, di Marisa Salabelle, Arkadia editore 2025, pp. 154
Marisa Salabelle torna in libreria con La bella virtù, un’opera matura e coinvolgente, sequel de Gli ingranaggi dei ricordi che sempre Arkadia aveva dato alle stampe nel 2020. In questo nuovo romanzo, lungo un arco temporale di sessant’anni, ritroviamo i personaggi conosciuti nel precedente: la narrazione si sviluppa attraverso le voci di Felice e Maria Ausilia, ormai anziani, della loro figlia Carla, e di suo figlio Kevin, offrendo un ritratto intimo e sfaccettato di una famiglia alle prese con il peso del passato e le sfide del presente. Carla – figura centrale del romanzo -, terza figlia di Felice Dubois e Maria Ausilia Zedda, è l’unica persona che si prende cura degli ormai anziani genitori: il fratello Piero è deceduto giovanissimo in un incidente stradale e la sorella Gaia vive da tempo in Canada. Il suo sguardo obiettivo e compassionevole e i capitoli in cui loro stessi prendono la parola, permettono al lettore di conoscere a fondo Felice e Maria Ausilia, due personalità forti e contrastanti, unite da un amore nato negli anni dell’adolescenza, divenuto conflittuale col passare del tempo. Felice è un uomo tutto d’un pezzo, rigido, ligio al dovere e un tantino bigotto – del resto è cresciuto sotto l’ala dei salesiani, grazie ai quali ha riscattato un’infanzia misera e ha potuto studiare. Divenuto docente universitario a Pisa, condivide con la figlia Carla la passione per la lettura e parlare di libri è il cemento che ha tenuto unito il loro rapporto.
Maria Ausilia viene da una famiglia cagliaritana benestante, il padre medico e la madre dedita alla cura della famiglia; e questo ci si aspetta anche da lei. Ma lei è già figlia di tempi nuovi, desiderosa di emancipazione, lotta per affermare la propria indipendenza; avrebbe voluto andare all’università, che invece è ad esclusivo appannaggio dei figli maschi. Lei deve farsi bastare un diploma magistrale, più consono alle femmine, ma sul fatto di lavorare non cederà a nessuno, né alla madre né al marito, Felice, che per quanto riguarda il ruolo della donna certo è più propenso a condividere il pensiero della suocera.
Felice, uomo di rigidi principi, incarna i valori di un’epoca passata, mentre Maria Ausilia, con la sua volontà di indipendenza, riflette l’importante cambiamento del ruolo della donna nella società. A queste voci si unisce quella di Kevin, la nuova generazione della famiglia: figlio di Carla, nipote di Felice e Maria Ausilia, studente di storia a Bologna, intraprende una ricerca genealogica sulla parentela del nonno con San Giuseppe Moscati, popolare medico napoletano, canonizzato da papa Giovanni Paolo II nel 1987. La sua indagine, che si affianca ai ricordi dei nonni e alle riflessioni di Carla, aggiunge un ulteriore livello di profondità al romanzo, trasformandolo in una sorta di intrigante detective story familiare. Salabelle padroneggia l’arte dell’intreccio narrativo, alternando con maestria i piani temporali e le voci dei personaggi. Il passato riemerge attraverso i ricordi di Felice e Maria Ausilia, che ripercorrono la loro giovinezza, il loro incontro durante la Seconda Guerra Mondiale e le tappe fondamentali della loro vita insieme. Anche la voce di Kevin, con la sua indagine genealogica, contribuisce a comporre il quadro del passato. La voce di Carla fa da ponte tra passato e presente creando un dialogo continuo tra le diverse epoche. Il romanzo di Salabelle è un’opera corale che esplora temi universali come la memoria, la malattia, la perdita, l’amore e la ricerca delle proprie radici. Attraverso la storia di una famiglia, l’autrice ci offre uno spaccato della società italiana del Novecento, con le sue trasformazioni e i suoi contrasti. I personaggi, delineati con cura e profondità psicologica, prendono vita sulla pagina, coinvolgendo il lettore nelle loro vicende. La bella virtù è un romanzo che invita alla riflessione sulla complessità dei rapporti umani e sulla forza dei legami familiari. La scrittura di Marisa Salabelle, elegante e incisiva, rende la lettura un’esperienza intensa e appagante.
Qui potete leggere l’incipit.
Marisa Salabelle è nata a Cagliari il 22 aprile 1955 e vive a Pistoia dal 1965. È laureata in Storia all’Università di Firenze e ha frequentato il triennio di studi teologici presso il Seminario arcivescovile della stessa città. Dal 1978 al 2016 ha insegnato nella scuola italiana. Nel 2015 ha pubblicato il suo romanzo d’esordio, L’estate che ammazzarono Efisia Caddozzu (Piemme). Nel 2019 ha pubblicato il suo secondo romanzo, L’ultimo dei Santi (Tarka). Entrambi i romanzi sono stati finalisti al Premio letterario La Provincia in Giallo, rispettivamente nel 2016 e nel 2020. Nel settembre 2020 è uscito il romanzo storico-famigliare Gli ingranaggi dei ricordi (Arkadia Editore) e nel 2022 Il ferro da calza (Tarka), un giallo con ambientazione appenninica. Suoi articoli e racconti sono apparsi su riviste online e antologie cartacee.
Pina Bertoli
La recensione su Il mestiere di leggere