“La bella virtù” su SoloLibri
La bella virtù di Marisa Salabelle
Arkadia Editore, 2025 – Quattro personaggi della stessa famiglia raccontano il passato, il presente e in parte anche il futuro, in un romanzo che procede fra lettere e pagine di diario, riprendendo la narrazione del precedente “Gli ingranaggi dei ricordi”.
Dopo il romanzo La scrittrice obesa per i tipi di Arkadia, nel 2022, dove l’autrice narra del desiderio sfrenato di pubblicare un libro che diventa un’ossessione e porta il personaggio di Susanna Rosso a non uscire più di casa per scrivere, ma soprattutto mangiare tanto con la consegna a domicilio di cibi italiani ma anche dal tutto il mondo, arriva un romanzo delicato e a tratti malinconico e ironico, dal titolo La bella virtù (Arkadia Editore, 2025), dove una famiglia si racconta in forma di lettera e di diario degli avvenimenti, dal 1933 ai giorni nostri.
La Salabelle aveva già scritto Gli ingranaggi dei ricordi, sempre per la stessa casa editrice nel 2020, dove ritroviamo alcuni personaggi presenti qui, nell’ultimo libro; il precedente libro era soprattutto un romanzo che metteva in risalto cosa fu l’8 settembre del 1943, l’armistizio tra il regno di Italia e gli Alleati contro la guerra mondiale voluta dai nazisti e dai fascisti. Qui si prosegue e ritroviamo la storia di una famiglia che si trasferisce da Cagliari a Pisa, per il lavoro di Felice, il padre di Carla, con Kevin, il figlio di Carla, e la nonna Maria Ausilia, moglie di Felice. Maria Ausilia si incapricciò di Felice, bello e fiero, che sposò dopo sette anni di fidanzamento. Felice era stato educato dai preti, dove prese sul serio tutte le regole morali, soprattutto quelle sui doveri che si dovevano tenere durante il fidanzamento. Con Maria l’unico bacio concesso dai genitori di lei era sulla fronte. Insomma, la signorina Maria Ausilia non sapeva nulla della prima notte di nozze, ma anche Felice di sesso sapeva pochissimo. Si sposarono e la prima notte, non sapendo cosa fare né cosa toccare, dormirono. Poi lo fecero, ma Maria Ausilia trovò nella sessualità maritale solo meccanicità e velocità.
Ho preso questo episodio del romanzo per far capire lo stile e il tono di una scrittrice che avrebbe, peraltro, bisogno di più visibilità. Se viene fuori un sorriso è proprio per la naturalezza dello scritto e il piacere di continuare a leggere, il “piacere del testo” di cui scriveva Roland Barthes. Salabelle riesce a trovare un tono personale per Felice e la moglie e le voci dei personaggi sono cangianti. Riesce anche a scrivere del dolore dei genitori appena citati per la morte di Pietro, il figlio primogenito, che muore lasciando i genitori nello strazio per una condizione innaturale. In alcuni passaggi c’è il nitore e la limpidezza di una scrittrice che ha letto molto, dalla Ginzburg ai “romanzi russi”.
Questo escamotage delle voci diverse in forma di racconto breve danno al romanzo un respiro unico e irresistibile a chi ama leggere. Un talento certo per la gamma di emozioni che riesce a suscitare, tanto che è un peccato poi lasciarlo andare e si aspetta la continuazione, per questa saga italiana. Per quanto riguarda i personaggi, l’autrice, invece, mette fine alla “presunta” saga con la morte delle figure più rappresentative, come a voler dire “passiamo ad altro”.
E siamo solo all’inizio, anche se i romanzi pubblicati cominciano a crescere. Marisa Salabelle continuerà a scrivere sempre in modo impeccabile nei prossimi anni; non le mancano l’inventiva e il talento narrativo, né la passione di scrivere.
Vincenzo Mazzaccaro
La recensione su SoloLibri