“La bella virtù” su Liberi di scrivere
La bella virtù di Marisa Salabelle (Arkadia 2025) a cura di Patrizia Debicke
Seguito de “Gli ingranaggi dei ricordi”, nelle pagine di La bella virtù tornano i giovani Felice e Maria Ausilia e li conosceremo ancora meglio attraverso il periodo di guerra a Sanluri e quello subito successivo del loro lungo fidanzamento e infine del loro matrimonio a Sassari.
Carla poi, forse la vera protagonista e sicuramente il pilastro di questo romanzo, la terzogenita di Felice Dubois e Maria Ausilia Zedda. Lei che vive a Pisa ed è l’unica persona rimasta vicina ai genitori ormai anziani rievoca con composta mestizia i particolari della penosa malattia paterna, un tumore aggressivo e la sua morte. Gaia, la sorella, sei anni più di lei, la secondogenita vive da tempo con marito e figli in Canada. Il fratello maggiore Piero, invece, amatissimo e viziato dalla madre, e spesso in rapporto conflittuale con il padre che lo considerava moco motivato e un debole, è scomparso giovanissimo in un incidente stradale quando frequentava ancora l’università.
Attraverso lo sguardo affettuosamente obiettivo di Carla e la voce degli stessi genitori, nei capitoli in cui parlano in prima persona , chi legge avrà modo di conoscere più a fondo Felice e Maria Ausilia, due personalità forti e contrastanti, unite da un legame saldo e sincero nato negli anni dell’adolescenza, mentre l’Italia era in guerra. Un legame segnato con il tempo dalle differenze tra loro, pur uniti e vincolati in un matrimonio indissolubile. A suo modo un matrimonio buono e sereno, in cui per fortuna, pur con tempi e regole strettamente provinciali di quegli anni del dopo guerra, ha consentito a Maria Ausilia, per la sua determinata volontà di indipendenza, la piccola libertà concessale dall’insegnamento. Ma un matrimonio il loro sicuramente appesantito dalla austera severità morale di Felice. Uomo intelligente ma diventato quasi l’emblema della rigidezza, caratteristica costruita su un’infanzia sregolata e infelice, la morte della madre ha pesato molto su di lui, seguita da un’adolescenza caratterizzata da un eccessivo rigore e religiosità che ai nostri occhi appare apparentato al bigottismo. Un insieme di fattori che tuttavia indirizzandolo sulla strada dello studio allo spasimo per raggiungere l’obbiettivo prefissato dell’insegnamento, l’ha successivamente condotto a lasciare la natia Sardegna e a trasferirsi con tutta la famiglia nel continente ed accettare una, per lui, prestigiosa cattedra universitaria a Pisa.
In La bella virtù esploriamo al loro fianco, da interessati testimoni, la nuova e articolata trama di ricordi costruita dalla Salabelle. Una trama in cui il passato si fa largo con prepotenza riuscendo spesso a trasformarsi nel vero palcoscenico della storia. Un romanzo collegato al precedente e come quello costruito su diversi piani temporali in cui il legame e filo conduttore con il presente saranno altre lunghe e articolate ricerche mirate alla tesi di laurea di Kevin il nipote , figlio di Carla l’ultima nata della famiglia negli anni 2019/20, avvolti e accompagnati dalla cupa atmosfera del Lockdown italiano per il Covid. Ricerche con le quali, Kevin riuscirà, tramite i social, a ricreare e ripescare lontani legami, complicate parentele e andare a frugare e trovare in carte e documenti che attraverso i meandri infiniti e le profondità dell’web si sovrappongono confusamente, ricordi e vite passate e presenti di famiglie a loro collegate. Con anche i Dubois, schiatta di mercanti e grandi viaggiatori dell’Alvernia, che offriranno sorprendenti verità.
Kevin, figlio di Carla, studente universitario, dedicherà però soprattutto la propria tesi magistrale alle vicende della famiglia del nonno materno, ricostruendo i lontani e poi successivi intrecci tra casate più o meno nobili del sassarese, del napoletano e dell’avellinese e indagando sul legame di parentela tra il nonno Felice e il santo Giuseppe Moscati. In questa nuova puntata, affascinante e densa di profondità di una complessa saga famigliare, che si srotola velocemente come una proiezione cinematografica avanti e indietro nel tempo e si dipana nel periodo tra il dopoguerra e l’oggi, attraverso plurime voci narranti, conosceremo sempre più a fondo i personaggi della storia creata da Marisa Salabelle .
La bella virtù spazia soprattutto dagli anni Cinquanta e Sessanta ma si dilata fino alla pandemia di Coronavirus, dando potente voce a quattro personaggi, colti nelle vita di tutti i giorni.
Li enumeriamo di nuovo : Felice, un tempo giovane risoluto e poco espansivo oggi forse con il pensiero rivolto anche agli altri figli, uno morto e l’altra lontana, forse troppo lontana, Maria Ausilia, sua moglie, una ragazza e una donna sicura, che rispecchia il cambiamento di ruolo della donna nella società italiana negli anni, ragion per cui intellettualmente onesta è intimamente e talvolta apertamente critica nei confronti del marito, per il quale tuttavia prova una tenerezza quasi condiscendete. Mentre Carla l’ultimogenita , da sempre legatissima al padre, con il quale condivide il piacere della lettura e delle discussioni sui libri ne scusa e tollera gli ostinati difetti e i limiti. E ultimo ma non ultimo Kevin, figlio di Carla, nipote di Felice e Maria Ausilia, studente a Bologna, imprigionato dal Covid e, benché all’inizio restio, catapultato in una complessa ricerca genealogica sulla parentela del nonno con San Giuseppe Moscati, popolare medico napoletano, canonizzato da papa Giovanni Paolo II nel 1987.
Una ricerca , che mischiata ai ricordi dei nonni e alle considerazioni di Carla, regala qualcosa in più al romanzo , facendolo diventare persino una specie di giallo/thriller familiare.
Un ritratto intimo, ma al tempo stesso multiforme di una famiglia che si è aperta e continua ad aprirsi al mondo con generosità, messa a confronto con le eredità intellettuali del suo passato e con le tante sfide di un imprevedibile presente.
Marisa Salabelle è nata nel 1955 a Cagliari e ora vive a Pistoia, dove insegna in un Istituto Tecnico. Nel 2015 pubblica presso Piemme il suo romanzo d’esordio, L’estate che ammazzarono Efisia Caddozzu. A cui fanno seguito L’ultimo dei Santi e Gli ingranaggi dei ricordi.
Patrizia Debicke
La recensione su Liberi di scrivere